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Primavera d’incertezza Mostra a grandezza intera

 
 

Informazioni

Primavera d’incertezza

Mito e malattia della giovinezza in Federigo Tozzi, Alberto Moravia e Vitaliano Brancati

Luca Chiurchiù

Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International CC BY-NC-ND 4.0

Disponibilità: disponibile

15,20 €

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16,00 €

Note sul testo
Il libro ripercorre le tappe di una vecchia storia: quella della giovinezza intesa come costrutto culturale.
Nel Settecento si è cristallizzata una precisa immagine del giovane maschio, assurto a simbolo di palingenesi. Tale immagine è stata strumentalizzata da coloro che reclamavano un posto di spicco nella sfera pubblica. Incarnare la giovinezza voleva dire essere in possesso del diritto di diventare protagonisti della Storia. Movimenti politici e artistici si sono contesi questo primato, contribuendo alla formazione di un mito capace, con la sua forza seduttoria, di mobilitare intere generazioni. Un mito che affonda dunque le sue radici nell’Europa del XVIII secolo e che transita, con riemersioni cicliche, per il romanticismo risorgimentale, per il nazionalismo e per le avanguardie, raggiungendo il suo apice nella “primavera di bellezza” del fascismo.
Vi sono però degli autori novecenteschi che hanno intercettato e reso manifesto il contraltare di questo mito, come Federigo Tozzi, Alberto Moravia e Vitaliano Brancati. Attraverso la critica tematica, l’antropologia, gli studi culturali e di genere, il libro cerca di dimostrare come nella narrativa di questi tre scrittori la giovinezza assuma i tratti, foschi, di una malattia. Come lì emerga la parte in ombra che il mito nasconde nel suo centro, il suo più profondo rimosso storico.

Note sull'Autore
Luca Chiurchiù è dottore di ricerca in Studi linguistici, filologici e letterari presso l’Università di Macerata. È autore della monografia La rivoluzione è finita abbiamo vinto. Storia della rivista «A/traverso» (DeriveApprodi, 2017) e di alcuni studi su Lalla Romano, Silvio D’Arzo e altri autori del Novecento italiano.

Indice
Introduzione

Capitolo primo. Storia e sintomatologia di un mito
1. Una vecchia storia
2. Senza padri vengono al mondo
3. Gli eroi son tutti giovani e ribelli
4. «Il secolo lungo dei giovani»: il passaggio tra Ottocento e Novecento
5. Degenerata generazione
6. Un sogno di rinascita per un destino di morte: associazionismo giovanile, nazionalismo, avanguardie e Grande Guerra
7. Primavere di bellezza
8. Morfologia come sintomatologia (e viceversa)
8.1. I personaggi intorno
8.2. I luoghi
8.3. Le situazioni topiche

Capitolo secondo. Federigo Tozzi, ovvero di come si inquina la primavera

1. «Come la coda della lucertola»
2. Saper stare al mondo: una differenza di genere
3. Referti giovanili I
3.1. Il rapporto con le donne e il sesso
3.2. Il duello
3.3. Il pasto inquieto (e il lavoro)
3.4. La festa (e l’entrata in società)
3.5. Il compito assegnato, il lavoro, l’eredità

Capitolo terzo. Alberto Moravia, ovvero di come guarire ammalandosi
1. Moravia: di carne e fantasmi
2. Due letture d’autore
3. Una sana malattia (?)
4. Confusi e infelici
5. Referti giovanili II
5.1. Il rapporto con le donne: i pochi danni e le molte beffe
5.2. I compiti assegnati (e il lavoro)
5.3. Il duello
5.4. I pasti inquieti
5.5. La festa

Capitolo quarto. Vitaliano Brancati, ovvero di come e quando i giovani invecchiano

1. La Sicilia come metonimia
2. «In certe epoche non bisognerebbe mai avere vent’anni»
3. Che vinca il migliore amico
4. «Degli esseri strani»
5. Referti giovanili III
5.1. I rapporti con le donne
5.2. Il compito assegnato, il lavoro, l’impresa eroica
5.3. Il duello
5.4. La festa, le poco singolari avventure di viaggio
5.5. Il pasto inquieto

Indice dei nomi
 
Note
In copertina: Cadere, illustrazione di Noemi Tiofilo © 2021
  • Codice ISBN (print) 978-88-6056-716-1
  • Codice ISBN (PDF) 978-88-6056-717-8
  • Numero pagine 358
  • Formato 14x21
  • Anno 2021
  • Editore ©2021 eum edizioni università di macerata
  • Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License
Il Foglio
Eum Redazione

Il maledetto Novecento ha messo in crisi il mito della giovinezza

di Giulia Ciarapica, Una fogliata di libri, Il Foglio, 28 luglio 2021

«Quanto tempo dura la nostra adolescenza? Una riflessione che sorge spontanea leggendo l'illuminante saggio di Luca Chiurchiù
Lo scriveva Tozzi ai tempi del racconto “La specchiera” ma la domanda, oggi, non fa una grinza: quanto tempo è durata la nostra adolescenza? Quanto tempo dura, ora, l’adolescenza? In che cosa si è trasformata? Sembra incredibile ma il balzo temporale all’indietro – dal punto di vista dell’analfabetismo emotivo – che abbiamo compiuto nel corso degli ultimi anni ci dà la conferma della nostra, forse perenne, chissà, aderenza a quell’idea di giovinezza malata che è appartenuta a certi scrittori primonovecenteschi, come Tozzi, Moravia o Brancati (per non parlar di Svevo, che si affaccia già alla fine dell’Ottocento sulla scena letteraria con un impeto di coraggiosa modernità).
La riflessione sorge spontanea leggendo l’illuminante saggio di Luca Chiurchiù, “Primavera d’incertezza” (Edizioni Eum), in cui ripercorrendo l’ascesa e poi la trasformazione del mito della giovinezza in qualcosa d’incerto, di traballante, l’autore arriva a concepirne il disfacimento in termini di malattia, proprio come accade in molti dei romanzi di Federigo Tozzi e Alberto Moravia, per citare i due esempi probabilmente più vicini, soprattutto oggi, al nostro sentire comune.
Se è vero che già a partire dalla metà del Settecento, e poi per tutto il secolo XIX, la giovinezza si viene delineando come un modo d’essere e di agire, le cui caratteristiche fondanti sono la vitalità, la prestanza fisica e morale, il rifiuto delle regole imposte, l’auto identificazione col progresso – la cosiddetta “gioventù di ferro d’Europa” che si rivolge unicamente ai maschi –, è allo stesso modo vero che la situazione cambia drasticamente alle soglie del Novecento. Mentre viene frantumandosi lo schema classico del Bildungsroman, ecco che il mito della giovinezza inizia a strizzare l’occhio all’universo fiammeggiante della malattia attraverso le opere di certi scrittori che mettendo in luce le contraddizioni di questo mito dal di dentro narrano quella che Chiurchiù definisce come una “controstoria” della giovinezza…»

https://www.ilfoglio.it/una-fogliata-di-libri/2021/07/31/news/il-maledetto-novecento-ha-messo-in-crisi-il-mito-della-giovinezza-2727472/

 
Avvenire
Eum Redazione

Gioventù, mito e malattia da Tozzi a Moravia

di Massimo Onofri, Avvenire, Agorà, 22 luglio 2021

"... Una prospettiva, questa, che resta ancora fertile per capire fino in fondo (e nella giusta luce storico-filosofica) Primavera d’incertezza, l’ultimo brillantel avoro di Luca Chiurchiù, giovane dottore di ricerca,appena pubblicato per Eum edizioni di Macerata, con un sottotitolo molto significativo: Mito e malattia della giovinezza in Federigo Tozzi, Alberto Moraviae Vitaliano Brancati. Il Novecento – particolarmente nei tre autori summenzionati – è stato infatti anche questo: una decostruzione di quel mito eroico della giovinezza impostosi secondo Chiurchiù nel Settecento, e che per altro, sotto il fascismo, avrebbe trovato la sua più enfatica e ridicola celebrazione..."

https://www.avvenire.it/

 
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