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Italiani da fare Mostra a grandezza intera

 
 

Informazioni

Italiani da fare

Giustizia e società nelle Marche, 1861-1873

Ercole Sori

Note sul testo
S'è detto che l'Italia era fatta e che ora bisognava fare gli italiani. Ma chi e cosa fossero gli italiani "da fare", quale fosse la materia prima umana che fluiva nei sistemi istituzionali, politici, culturali ed economici per essere modellata in forma di Stato e di comunità nazionale, questo non era e non è molto chiaro.
Gli atti giudiziari offrono, in questo senso, un aiuto. Dicono quaIcosa, non tutto, certo, ma qualcosa di poco familiare alla storiografia. I delitti, come marker di tensioni e rotture, mostrano da quale sostrato e in quali direzioni muove il mutamento sociale. Nelle Marche dell'aurea mediocritas, del sostanziale equilibrio sociale ed economico garantito dalla mezzadria, il nuovo Stato unitario sta trovando una latente, carsica questione contadina e un serio problema di disciplinamento e pressione da sovrappopolazione relativa, che nel giro di due o tre decenni si avvierà, dopo la parabola dell'internazionalismo, verso due sbocchi: l'esplicito conflitto sociale e la "valvola di sfogo" dell'emigrazione.

Note sull'Autore
Ercole Sori (1943) ha insegnato presso l'Istituto universitario di Architettura di Venezia, la Facoltà di Lettere e Filosofia di Perugia e, soprattutto, la Facoltà di Economia di Ancona, come professore ordinario di storia economica. Ha fatto parte della redazione della rivista «Quaderni storici» e ha diretto le riviste «Storia urbana» e «Proposte e ricerche», da lui fondata con Sergio Anselmi e Renzo Paci, nonché il Centro sammarinese di studi storici dell'Università di San Marino. Si è occupato, oltre che di storia economica, di temi ove si incrociano economia e società, come la storia urbana, la demografia storica, la storia dell'ambiente e la storia dell'emigrazione.

Sommario

Proemio

Capitolo primo. Qualche numero

Capitolo secondo. Istituzioni e società
2.1. Malconsigliati
2.2. Autorepressione
2.3. Ribellismo
2.4. Gabellieri e contrabbandieri
2.5. Soldati
2.6. Ladri di governo
2.7. Municipi e micro-patrie

Capitolo terzo. Periferie sociali
3.1. Marginali
3.2. Fuori casta
3.3. Garzoni
3.4. Gioventù inquieta
 
Capitolo quarto. Legami corti
4.1. Belle famiglie
4.2. Faide familiari
4.3. Vicini
4.4. Le conseguenze dell’amore
 
Capitolo quinto. Quadri ambientali
5.1. Mobilità
5.2. Il controllo dell’ambiente urbano
5.3. Casini di campagna
5.4. Legno e vita
5.5. Porta d’Oriente
5.6. Porto di mare
5.7. Incidenti
 
Capitolo sesto. Antropologie e culture
6.1. Charivari
6.2. Feste, fiere, sociabilità
6.3. Identità
6.4. Lucentezza
6.5. La misura del mondo
6.6. Scampoli di modernità
6.7. Dei delitti e delle pene
 
Capitolo settimo. Economia e società
7.1. Il pane e le rose
7.2. Bestie
7.3. Escomi
7.4. Fuochi sulle colline
7.5. La roba
7.6. Guardiani e “spigolatori”
7.7. Le scarpe dei contadini
7.8. Confini
7.9. Ludd non abita qui
7.10. Economie informali
7.11. Pluriattività
 
Capitolo ottavo. Prototipi
8.1. Highway men
8.2. Ebrei
8.3. Nobili
8.4. Servi
8.5. Pirati e capitani di sventura
8.6. Oliver Twist
8.7. Cacciatori
 
Capitolo nono. Patologie
9.1. Infanzia violata
9.2. Violenze su donne
9.3. In vino veritas?
9.4. Male dire
9.5. Persiane chiuse
9.6. Un Paese in armi
 
Capitolo decimo. Quel che resta del Papa re

10.1. Anticlericalismi
10.2. Preti insorgenti e preti delinquenti
10.3. Loreto: un covo di vipere

Capitolo undicesimo
A conti fatti
11.1. Ancora numeri e storiografia
11.2. Stereotipi del delitto

Note
Quaderni monografici di «Proposte e ricerche» n. 42

  • Codice ISBN (print) 978-88-6056-633-1
  • Numero pagine 332
  • Formato 17x24
  • Anno 2019
  • Editore © 2019 eum edizioni università di macerata
  • The Journal web site: https://proposteericerche.univpm.it
Orizzonti della Marca
Eum Redazione

Giustizia nelle Marche nei primi anni del Regno d’Italia

di Alessandro Feliziani, Orizzonti con libri, Orizzonti della Marca, p. 3

Femminicidi e altre violenze commesse nei confronti della donna, spesso all’interno della coppia o comunque nell’ambito della famiglia, non sono delitti solo del nostro tempo, come le cronache porterebbero a far credere. Anzi, nel solo distretto giudiziario di Ancona, nei primi tredici anni successivi all’Unità d’Italia furono giudicati ben 33 casi di stupro e ben 89 delitti commessi all’interno dei legami di sangue o di convivenza, tra cui 29 omicidi. Molti di questi casi giudiziari sono riportati in un volume di Ercole Sori, professore ordinario di storia economica, uscito lo scorso mese di dicembre per i tipi della casa editrice Eum di Macerata, quale quaderno monografico della rivista di studi storici “Proposte e ricerche”.
Attraverso gli atti giudiziari l’autore ha cercato di accendere una luce su chi fossero gli italiani “da fare” dopo che era stata fatta l’Italia. I delitti sono esaminati come segni distintivi “per mostrare da quale sostrato e in quali direzioni muove il mutamento sociale”. Rispolverando gli atti di tre istanze di giudizio (pretore, tribunale e corte d’assise) sono stati censiti 6.219 imputati, complessivamente giudicati dalla magistratura dorica in quei due lustri e mezzo. Ben 156 le figure di reato. Largamente in testa, per quanto riguarda il tribunale, la renitenza alla leva (683), seguita dal ferimento volontario (481) e dal furto qualificato (404). Davanti alla corte d’assise si registrano in quegli anni 282 casi di omicidio volontario, 95 di omicidio mancato, 71 di ferimento volontario e 70 di “grassazione a mano armata” (rapina). Nei primi anni del Regno d’Italia non mancano casi di corruzione, peculato, malversazione. I reati contro le persone sono comunque più numerosi di quelli contro il patrimonio e – scrive l’autore – “colpisce la frequenza degli stupri violenti”. Un capitolo del libro è riservato a faide familiari, liti tra vicini e alle “conseguenze dell’amore”.
Sono state prese in esame anche le figure professionali degli imputati. In media, ogni quattro, uno è contadino. Seguono: calzolai, muratori, braccianti, facchini, carrettieri, falegnami, osti e marinai. Non esiste negli atti giudiziari la qualifica di “disoccupato” e i pochi imputati ai margini del mondo del lavoro sono definiti “oziosi” o “vagabondi”. Emerge in quegli anni anche una “gioventù inquieta”, poiché il picco più alto degli imputati davanti alla corte d’assise (quindi esclusi i renitenti alla leva, giudicati esclusivamente dal tribunale) si colloca intorno ai 25 anni di età.

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E. Sori, Italiani da fare. Giustizia e società nelle Marche, 1861-1873, Eum, Macerata 2019, pp. 332, € 20,00. Giustizia nelle Marche nei primi anni del Regno d’Italia

 
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