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Dal comunicare al fare l’Europa Mostra a grandezza intera

 
 

Informazioni

Dal comunicare al fare l’Europa

Best practice e linee guida operative

Maresi Andrea, D’Ambrosi Lucia (a cura di)
Note sul testo

Adattarsi ai cambiamenti con sfide decisive per l'intero progetto europeo, come l'occupazione, la governance economica, l'immigrazione e cogliere le opportunità facilitando le decisioni dal basso, informando e coinvolgendo sempre più cittadini. È questo uno degli obiettivi che attendono le istituzioni europee, in un periodo cruciale per ridisegnare il futuro equilibrio dell'Ue e la stessa ragion d'essere del suo rilancio politico, economico e culturale.
L'interrogativo da cui parte il testo è quello di riflettere sul ruolo dell'informazione in Italia, per favorire la conoscenza delle opportunità offerte dall'Unione Europea, con la nuova programmazione dei fondi strutturali e d'investimento europei 2014-2020. Il libro raccoglie contributi di autori diversi per formazione, background ed esperienze, ma tutti conoscitori a vari livelli della macchina europea, e offre strumenti pratici per utilizzare e gestire al meglio i fondi comunitari.

Note sull'autore

Andrea Maresi, giornalista professionista, cura la comunicazione e le relazioni istituzionali della delegazione della Regione Lombardia a Bruxelles.

Lucia D'Ambrosi insegna Comunicazione Pubblica e Open Government presso l'Università di Macerata.

Indice

Saluti, Antonio Tajani

Prefazione, Antonio Preto

Introduzione, Lucia D’Ambrosi e Andrea Maresi

Parte prima. Conoscere l’Europa nel nuovo millennio: identità, formazione e partecipazione
Andrea Maresi, Europea 4.0: comunicare al passo con i tempi
Lucia D’Ambrosi, Promuovere la cittadinanza europea: politiche inclusive e forme associative
Gianluca Vagnarelli, L’identità politica europea e la depoliticizzazione tecnocratica
Marcello Pierini, L’Europa, l’istruzione, la scuola. Il processo di sistematizzazione tra competenze e possibilità progettuali

Parte seconda. Nuovi modi di comunicare e informare il cittadino europeo
Andrea Michelozzi, Perché l’Europa è il messaggio
Stefano Polli, La rivoluzione europea e l’informazione del nuovo millennio
Dario Carella, L’Europa e l’informazione GLOCAL: il caso di REGIONEUROPA
Giovanni De Negri, L’Europa vista dagli occhi di un think tank EUROCOMUNICAZIONE
Giuseppe Dimiccoli, "L’Unione europea" come materia scolastica: un sogno da realizzare

Parte terza. Comunicazione e Progettazione Europea: linee guida, strumenti informativi e best practise
Niccolò Rinaldi, Un decalogo di buone pratiche
Matteo Lazzarini, Progetti e appalti europei: le buone pratiche delle imprese e degli enti italiani
Ines Caloisi, TIA Formazione: dall’associazione all’imprenditorialità
Emiliano Cipolla, Andrea Cozzolino, Gianpaolo Basile, Associazione Europa2020: esperienza di un facilitatore di rapporti con l’Europa per lo sviluppo dei territori

Biografemi

  • Codice ISBN 978-88-6056-462-7
  • Numero pagine 197
  • Formato 14x21
  • Anno 2016
  • Editore © 2016 eum edizioni università di macerata
"Un libro per l'Europa"
Eum Redazione

Nell'ambito della trasmissione radiofonica "un libro per l'Europa" l'economista, storico ed editorialista Thierry Vissol intervista Andrea Maresi, giornalista, responsabile della comunicazione della Regione Lombardia a Bruxelles e curatore con Lucia D'Ambrosi del volume "Dal comunicare al fare l'Europa. Best practice e linee guida operative".
È possibile ascoltare l'intervista alla pagina https://ec.europa.eu/italy/news/radio/libro_20170630_it del sito della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea

 
Radio Radicale
Eum Redazione

È possibile vedere la registrazione video della presentazione del libro "Dal comunicare al fare l'Europa. Best practice e linee guida operative" curato da Lucia D'Ambrosi e Andrea Maresi, realizzata a Roma lunedì 13 marzo 2017, collegandosi al sito di Radio Radicale https://www.radioradicale.it/scheda/502639/presentazione-del-libro-dal-fare-al-comunicare-leuropa-best-practice-e-linee-guida

 
Eurocomunicazione
Eum Redazione

Dal comunicare al fare l’Europa: il ruolo dell’informazione in Italia

Un volume a cura di Andrea Maresi e Lucia D’Ambrosi, che raccoglie best practice e linee guida operative per conoscere le opportunità proposte dall'Ue

di Lena Huber, Eurocomunicazione, 1 ottobre 2016

Nei giorni scorsi è stato pubblicato sul portale dell’Ordine nazionale dei giornalisti un’intervista ad Andrea Maresi, giornalista professionista, già responsabile stampa dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento europeo, nonché autore insieme a Lucia D’Ambrosi del volume “Dal comunicare al fare l’Europa”, a cui ha anche partecipato Eurocomunicazione. Riportiamo fedelmente la pagina dell’Odg che potete anche leggere a questo link (http://77.81.236.91/content/dal-comunicare-al-fare-l%E2%80%99europa-il-ruolo-dell%E2%80%99informazione-italia-cosa-ci-offre-l%E2%80%99ue).

Programmazione dei fondi strutturali e d’investimento 2014-2020 proposte dall’Unione europea: ci dice qualcosa? Certo, ma occorre una premessa. Per parlare di Europa è necessario conoscerla. Almeno un pochino, anche non per forza in tutte le sue piccole sfaccettature. Bisogna, prima di tutto, mettere in atto un processo di consapevolezza e partecipazione nei confronti della vita pubblica attraverso la comunicazione di ciò che l’Europa sta attuando, nel modo più trasparente possibile. È ciò che sostengono Andrea Maresi (giornalista, cura la Comunicazione e le Relazioni istituzionali della delegazione della Regione Lombardia a Bruxelles) e Lucia D’Ambrosi (docente di Comunicazione Pubblica e Open Government presso l’Università di Macerata) nel volume da loro curato “Dal comunicare al fare l’Europa”, edito da EUM (Edizioni Università di Macerata), con l’intento sia di sottolineare il ruolo delle politiche europee nello sviluppo della cosiddetta “Cittadinanza attiva”, sia di conoscere quali opportunità l’Europa offre sul breve e lungo periodo.

Un manuale di best practice e linee guida operative quello di Maresi e D’Ambrosi, un interessante spunto di riflessione su come sta cambiando il modo di comunicare delle Istituzioni europee, in una società che si evolve in maniera sempre più rapida dal punto di vista tecnologico e su quanto oggigiorno sia importante coinvolgere i cittadini in un “sapere e sapersi ascoltare” in modo biunivoco, cioè con un riscontro tangibile, osservabile, criticabile e, quindi, anche migliorabile.

Il volume invita a riflettere dunque sul ruolo dell’informazione in Italia, per favorire la conoscenza delle opportunità offerte dall’Unione europea, con la nuova programmazione dei fondi strutturali e d’investimento europei 2014-2020. Suddiviso in tre parti, il libro raccoglie contributi di autori diversi per formazione, background ed esperienze, ma tutti conoscitori a vari livelli della macchina europea. La prima sezione approfondisce il tema della comunicazione europea, in relazione alla cittadinanza democratica e al processo di costruzione dell’Unione, la seconda intende riflettere sul modo di comunicare e informare in Europa, in un momento di difficile transizione, mentre nella terza e ultima sono presentati gli strumenti operativi per utilizzare e gestire i fondi Ue.

Ma chiediamo direttamente all’autore Andrea Maresi di illustrarci nel dettaglio i contenuti del suo lavoro.

Lei sostiene che sia «essenziale capire dove stiamo andando, nel settore delle comunicazioni elettroniche, della digitalizzazione e dei nuovi servizi offerti ai singoli». In cosa consiste l’era del 4.0, quali sfide pone e quali opportunità per l’Italia e per l’Europa?
«L’era 4.0 è l’era interconnessa e condivisa globalmente che stiamo vivendo, in cui l’evoluzione tecnologica ha un impatto diretto sul nostro stile di vita a 360 gradi. Rappresenta un‘enorme opportunità per tutti in Europa e quindi anche per il nostro Paese. Ma a patto che si arrivi a realizzare un vero mercato unico digitale con un level playing field, dove tutti gli operatori, inclusi quelli che operano sulla Rete, possano giocare ad armi pari e far beneficiare in termini di servizi e prezzi tutti i consumatori. In un momento di empasse economico – che ancora pesa sul nostro continente – ci sarebbero importanti ricadute economiche e un servizio concreto per gli utenti, grazie a una concorrenza leale che ancora latita. Penso in particolare al mondo delle telecomunicazioni, al commercio elettronico, al digitale e ai media…».

Cosa significa comunicare i fatti europei oggi? Cosa rappresentano il giornalismo e l’informazione “Glocal”? Come viene strutturata la comunicazione al Parlamento europeo?
«I modi per comunicare sono stati stravolti dalle nuove tecnologie e dal conseguente ruolo attivo dei cittadini, che diventano – sempre e ovunque – nuove fonti di informazione alternative con le quali confrontarsi. Comunicare l’Europa oggi significa saper informare i cittadini con notizie vicine ai territori e alle necessità dei singoli, sia esso in tema di lavoro, formazione, fondi, sicurezza, salute, coinvolgendo sempre di più attraverso una mirata programmazione, l’informazione locale più vicina e attenta alle esigenze quotidiane dei lettori. In questo contesto il Parlamento europeo sta cercando di programmare, compatibilmente con percorsi legislativi che prendono anche anni, l’enorme mole di lavoro e i temi affrontati con l’attualità e le ricadute nei singoli territori. In questo contesto, gli uffici del Parlamento europeo – ma anche quelli della Commissione europea presenti nelle principali città europee – hanno assunto un ruolo più attivo nel dialogare con la cittadinanza e i media. A questo lavoro va aggiunto un percorso di educazione civica per spiegare cos’è l’Unione europea, quali sono le sue competenze e i suoi poteri, quali quelli dei singoli Stati membri».

L’identità e la cittadinanza europea appaiono i due temi fondamentali su cui costruire il futuro dell’Unione europea. Quali sono i due concetti chiave da analizzare?
«Come racconta la curatrice Lucia D’Ambrosi, l’identità e la cittadinanza europea assumono un ruolo sempre più centrale nella sostenibilità del progetto europeo, in particolare in questo prolungato momento di crisi economica e di sfide comuni irrisolte, come l’immigrazione, il lavoro e la sicurezza. Il tutto deve fare poi i conti con l’attuale momento di incertezza post Brexit sulla direzione dell’Unione europea e la sua stessa esistenza. Premesso che l’Unione europea è un progetto unico al mondo che ha saputo affermarsi attorno a obiettivi mirati e condivisi, è indubbio che la sua sopravvivenza è legata a doppio filo ai concetti di identità e cittadinanza, ovvero all’appartenenza nazionale (e poi europea), che rappresentano le fondamenta del processo di integrazione in fieri. Consapevoli che le differenze culturali e di lingue non permettono la creazione di una vera sfera pubblica europea, lo status di cittadino europeo deve essere rafforzato attraverso la condivisione di doveri comuni e la fruizione di vantaggi concreti; si pensi all’abolizione nell’Ue dal 2017 dei costi del roaming. Ma i temi economici, come questo momento storico ci sta mostrando, da soli non bastano. Ecco perché, di pari passo, consapevoli della diversità dei territori europei – ma anche delle sue uniche potenzialità in un mondo globalizzato – va costruita una nuova sfera di valori e principi comuni di appartenenza e partecipazione, partendo proprio da progetti legati alla cultura e all’educazione nelle scuole».

“L’identità politica europea e la depoliticizzazione tecnocratica”… Ce ne parla?
«Come racconta Gianluca Vagnarelli, ancora oggi l’idea d’Europa sembra continuare a definire se stessa con la logica della contrapposizione, dal riferimento a ciò che Europa non è. In questa direzione, il problema di un unitario abito civile e politico del continente può trovare una delle sue origini anche nel ritardo con cui l’Europa ha iniziato a prendere autonoma coscienza di sé. È anche nella difficoltà di compiere il passaggio da un’identità europea definita per differenziazione a una positiva affermazione di sé che può essere rintracciata l’origine di alcuni dei nodi irrisolti del processo di integrazione politica del Vecchio Continente.
L’altro aspetto è quello legato al processo di depoliticizzazione tecnocratica che ha caratterizzato l’intero cammino dell’integrazione europea, consistito nell’illusione di poter colmare il deficit di un’autentica autonomia politica del continente attraverso lo spossessamento della politica ad opera della tecnica. L’intervento della tecnica nell’ambito degli affari pubblici non rappresenta, di per sé, un fatto preoccupante, perché sintomatico di uno sforzo di razionalizzazione ed efficientamento. Ma la tecnocrazia non si limita a ciò, si basa su un convincimento ulteriore: l’impossibilità dei governi di agire razionalmente per il perseguimento del bene collettivo, con conseguente “retrocessione” dell’uomo politico. Ma questo processo rappresenta un notevole rischio per la democrazia, in quanto la neutralizzazione della politicità attraverso forme “neutre” di razionalità opera come fonte di delegittimazione di possibili alternative. Questo vento, per fortuna temporaneo, è arrivato in Italia qualche anno fa, ma ha presto mostrato i suoi limiti. Nel contesto europeo questa tentazione ha trovato spazio sin dalle origini del processo di costruzione europea priva di politica. E oggi ne vediamo i frutti».

Che progetti ha attuato e attuerà l’Unione europea per la scuola e l’istruzione?
«I Paesi dell’Unione europea sono responsabili dei propri sistemi educativi e formativi, mentre l’Ue ha una funzione di supporto, fissa obiettivi comuni e favorisce lo scambio di buone pratiche, offrendo un contributo per affrontare sfide comuni, come l’invecchiamento della popolazione, l’apprendimento delle lingue, la mobilità, il mutuo riconoscimento delle qualifiche d’istruzione e professionali, la formazione permanente, la ricerca e il sostegno all’imprenditorialità. Su tutti il programma Erasmus rappresenta lo strumento che negli anni ha saputo dare un contributo concreto a milioni di giovani e che è in attesa di un ulteriore rafforzamento, dopo il recente accordo di Ventotene per un piano straordinario a livello europeo. Un altro sostegno degno di nota è il programma “Europa creativa” che finanzia e sostiene progetti per rinforzare la competitività nel settore culturale e creativo e ampliare la diversità linguistica e culturale europea».

Dal punto di vista comunicativo, il “capitolo immigrazione“… Vista la sua delicatezza, come viene gestito?
«Essendo una competenza condivisa fra Unione europea e Stati membri, è un tema ad alta sensibilità politica in un contesto di continua evoluzione nell’emergenza. La comunicazione risente delle divisioni e delle differenti sensibilità delle varie capitali europee. È inevitabile che esistano cortocircuiti, ma l’importante è che ognuno mantenga il proprio ruolo, informando correttamente i cittadini delle proposte messe in campo per quanto riguarda la Commissione europea e delle decisioni che spettano congiuntamente ai singoli Stati membri e al Parlamento europeo. Coinvolgendo vari settori, dalla politica interna alla politica estera, il lavoro di coordinamento per comunicare con un unico messaggio ai massimi livelli».

Internet e notizie a getto continuo. A discapito della qualità e della completezza oppure no?
«Il discorso è complesso e tocca vari ambiti. Partendo dal presupposto che la qualità e la completezza dell’informazione risentono del nuovo modello di business a getto continuo (a cui è sottoposta l’informazione sia dai professionisti che dai navigatori della Rete, come ha confermato l’indagine conoscitiva Agcom su informazione e internet in Italia dell’aprile 2015), è vero che per distinguersi il giornalista dovrebbe ancor più rispettare le regole deontologiche per offrire contenuti di qualità. Ma l’invasività di Internet e la pressione degli over the top (Google, FB, Twitter e tutti i social in generale) creano una pressione anomala, che va gestita per evitare che impatti sul modello e concetto di informazione. Il rischio è presente e il mondo dell’informazione sta facendo i conti con questo stravolgimento degli assetti di business che arriva a toccare la natura stessa della professione giornalistica. Se è chiaro che non possiamo andare contro un processo tecnologico ineludibile e che maggiore informazione, che ha prodotto una polverizzazione dell’offerta informativa, rappresenta un aspetto positivo dell’evoluzione tecnologica, occorre che tutti i player giochino con le stesse regole. L’informazione a getto continuo cela però un rischio che mina le stesse regole alla base dell’ordinamento della professione. E’ ovvio che l’informazione sempre e ovunque per rincorrere improvvisati citizen journalist rappresenti un rischio per la qualità, ma soprattutto la completezza, autorevolezza e fondatezza delle fonti di informazione. E proprio quest’aspetto deve essere ancor di più vigilato con un investimento in controtendenza per distinguere l’informazione di qualità dal resto».

http://www.eurocomunicazione.com/dal-comunicare-al-fare-leuropa-il-ruolo-dellinformazione-in-italia-cosa-ci-offre-lue/

 
Cronache maceratesi
Eum Redazione

Nel corso della visita alla redazione di Cronache maceratesi Andrea Maresi, il responsabile delle relazioni istituzionali, comunicazioni e media della Regione Lombardia all'Unione europea, parla anche del volume “Dal comunicare al fare l’Europa” curato con Lucia D’Ambrosi.

https://goo.gl/1iRYgK

 
Sito dell'Ordine dei Giornalisti
Eum Redazione

L’interrogativo posto in queste pagine – al quale i vari interventi cercano di dare una risposta – è quello di riflettere sul ruolo dell’informazione in Italia; principalmente per favorire la conoscenza delle opportunità offerte dall’Unione europea, con la programmazione dei fondi strutturali e d’investimento 2014-2020. Il libro raccoglie contributi di Autori diversi per formazione e background, ma tutti conoscitori a vari livelli della macchina europea,
In premessa al libro, Antonio Tajani (Vicepresidente vicario del Parlamento europeo) scrive che il lavoro di Andrea Maresi e Lucia D’Ambrosi rappresenta uno strumento interessante di riflessione su come sta cambiando il modo di fare comunicazione delle Istituzioni europee (soprattutto in un contesto in rapida evoluzione tecnologica) e su come oggi sia importante coinvolgere i cittadini, per scegliere assieme a loro in che modo affrontare le sfide future. Mentre Antonio Preto (Commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – Agcom) sottolinea che è essenziale capire dove stiamo andando, nel settore delle comunicazioni elettroniche, della digitalizzazione e dei nuovi servizi offerti ai singoli; l’era 4.0, infatti, pone sfide importanti, ma anche enormi opportunità per l’Europa.
Il libro è articolato in tre parti. La prima (“Conoscere l’Europa nel nuovo millennio: identità, formazione e partecipazione”) approfondisce il tema della comunicazione europea, in relazione alla cittadinanza democratica e al processo di costruzione dell’Unione.
La seconda (“Nuovi modi di comunicare e informare il cittadino europeo”) intende riflettere sul modo di comunicare e informare in Europa, in un momento di difficile transizione. In particolare, Stefano Polli, nel suo intervento, parla del giornalismo nell’era di internet e della “globalizzazione dell’informazione”. Perché, oltre a richiedere velocità, flessibilità, tempestività e prontezza di riflessi, il giornalismo del nuovo millennio rafforza paradossalmente alcune caratteristiche del vecchio: qualità, verifica delle fonti, controllo spasmodico delle notizie. Mentre Dario Carella affronta il tema dell’informazione che diviene “glocal”, per continuare a interessare e coinvolgere i cittadini nell’era della globalizzazione.
Nella terza parte (“Comunicazione e Progettazione europea: linee guida, strumenti informativi e best practice”), sono presentati gli strumenti operativi per utilizzare e gestire i fondi Ue, descrivendo esperienze e progetti realizzati da enti pubblici, agenzie educative e formative, nonché da associazioni del terzo settore.
Andrea Maresi, giornalista, cura la Comunicazione e le Relazioni istituzionali della delegazione della Regione Lombardia a Bruxelles; Lucia D’Ambrosi insegna Comunicazione Pubblica e Open Government presso l’Università di Macerata.

La recensione è stata pubblicata alla pagina http://77.81.236.91/content/dal-comunicare-al-fare-l%E2%80%99europa del sito dell'Ordine dei Giornalisti

 
Andrea Maresi e Lucia D’Ambrosi, Dal comunicare al fare l’Europa
Eum Redazione

di Giulia Lamoratta, sito della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) alla pagina http://www.affarinternazionali.it/rivista.asp?ID=306

Per parlare di Europa è necessario conoscerla. Per conoscerla è opportuno dare avvio ad un processo di consapevolezza, controllo e partecipazione alla vita pubblica che passa inevitabilmente attraverso il comunicare ciò che l’Europa fa “nel modo più trasparente possibile e il più vicino possibile ai cittadini” (art. 1 del Trattato sull’Unione Europea). Questo è quanto troviamo alla base di ogni contributo presente nel volume a cura di Andrea Maresi e Lucia D’Ambrosi, che ha come obiettivo quello di evidenziare l’impatto delle politiche europee nello sviluppo della cittadinanza attiva, ma anche quello di aumentare la conoscenza delle opportunità offerte dall’Europa in termini d’investimento.
La prima parte di questo libro è interamente dedicata alla comunicazione europea in relazione alla cittadinanza democratica e al processo di costruzione della UE. La crisi dell’informazione tradizionale pone una nuova sfida alle Istituzioni europee, chiamate ad adattarsi a nuovi modelli di business. Proprio questi ultimi devono essere interpretati come opportunità capaci di rendere più efficace l’informazione e il coinvolgimento di tutti i cittadini nei processi decisionali europei. Europa 4.0 non è solo uno slogan, ma un piano transnazionale per ripensare la comunicazione delle decisioni europee tanto in fase consultiva quanto in quella attuativa. Dunque, la condivisione deve essere lo strumento per diminuire il gap tra la percezione che il popolo ha della tecnocratica Europa e la società civile, con l’intento cardine di dare finalmente vita al senso d’identità politica europea. Tutto ciò è possibile se si fa appello a un sistema fluido di politiche inclusive e forme associative di qualsiasi genere. L’Associazione TIA (Transformation In Action) Formazione Internazionale, ad esempio, è un programma che ha come obiettivo quello di produrre progetti concreti su politiche giovanili e imprenditoria in stretta collaborazione con le istituzioni europee. Snodo cardine di questo sviluppo deve essere l’insegnamento della UE nelle scuole, indiscusso laboratorio dei cittadini di domani.
La seconda parte, invece, si concentra su cosa significa comunicare i fatti europei oggi. Al centro dello studio viene posto il giornalismo e l’informazione glocal, a cui viene chiesto di essere veloce e flessibile ma al tempo stesso di qualità, proprio perché le decisioni prese a livello transnazionale incideranno sulle singole realtà nazionali. Pertanto, il cittadino deve essere informato in tempo reale attraverso un’informazione certificata e di qualità. In questo contesto risultano essere di grande valore le agenzie stampa che collaborano a stretto contatto con le strutture politiche di Bruxelles.
Quando si parla di Unione Europea si avvia un processo informativo che investe tanto la sensibilità delle singole nazioni quanto quella della grande realtà sovranazionale. In questo senso nulla è più esplicativo del caso Regioneuropa che ha aperto a tutti i cittadini le porte del Parlamento europeo, sfatando il mito, sostenuto a gran voce dagli euroscettici, dei politici europei fannulloni. In questa nuova cornice comunicativa un ruolo chiave è offerto dai think tank, veri e propri laboratori di discussione sull’UE, in cui tutti, addetti ai lavori e non, possono trovare spazio. Nel presente volume il tema dell’Unione Europea come materia scolastica torna ad essere un tema caldo. Solo ripartendo dall’insegnamento si può pensare di fondare una classe dirigente del futuro che sappia guidare il vecchio continente verso lidi sicuri. Questo lo scopo del progetto pilota del 2015 <>, secondo il quale entro il 2020 sarà attivo in tutte le scuole un modulo didattico dedicato all’Unione.
All’analisi del “comunicare Europa” segue la sezione conclusiva dedicata alla practice: fare Europa ripensando e/o applicando gli strumenti operativi per supportare le parole con i fatti. Pubbliche amministrazioni, enti locali, imprese, agenzie educative e formative e associazioni del terzo settore possono crescere in Europa e grazie all’Europa. Per questa ragione è fondamentale l’approfondimento di Matteo Lazzarini, nel quale si stila un decalogo per ottenere un finanziamento europeo. Anche tra queste pagine c’è spazio per l’eterna polemica sulla cattiva gestione da parte degli italiani dei fondi europei, alla quale si risponde con il dato oggettivo di un’Italia ai primi posti per l’eccellenza di progetti, interamente finanziati dall’Europa, di università ed imprese.
Emblema dello stretto legame tra il “comunicare” e il “fare” è senza dubbio il progetto Associazione Europa 2020. Tra i suoi obiettivi emerge la diffusione, il learning e il training dei valori culturali locali e al tempo stesso europei, al fine di metabolizzare gli indirizzi e le politiche dell’Unione Europea. Infatti, si punta alla completa interazione tra istituzioni, attori economico-sociali e centri di ricerca. Tuttavia, il progetto Associazione Europa 2020 non ha davanti a sé una strada lineare: numerosi sono gli ostacoli soprattutto in materia di consonanza tra le parti in causa. La soluzione rimane l’informazione, vista come bridge comunicativo tra le varie componenti territoriali e l’Europa.
La raccolta di contributi a cura di Andrea Maresi e Lucia D’Ambrosi è un valido strumento per fare il punto della situazione sull’evoluzione del concetto di UE nella società civile e per prendere consapevolezza degli strumenti esistenti per “fare” davvero l’Europa a misura di tutti i cittadini.

 
Maresi e D’Ambrosi - Dal comunicare al fare l’Europa
Eum Redazione

Giulia Lamoratta recensisce il volume “Dal comunicare al fare l'Europa” per il sito Media Duemila.
La recensione è disponibile alla pagina http://www.media2000.it/andrea-maresi-e-lucia-dambrosi/

 
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