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L'Università di Macerata nell'Italia unita (1861-1966) Mostra a grandezza intera

 
 

Informazioni

L'Università di Macerata nell'Italia unita (1861-1966)

Un secolo di storia dell’ateneo maceratese attraverso le relazioni inaugurali dei rettori e altre fonti archivistiche e a stampa

Pomante Luigiaurelio (a cura di)

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Note sul testo

Il presente volume, con il quale si inaugura la nuova serie della collana Studia et Documenta Historiae Almi Studii Maceratensis del Centro studi e documentazione sulla storia dell'Università di Macerata, pubblica per la prima volta le relazioni annuali presentate dai rettori dell'Università di Macerata in occasione delle solenni inaugurazioni del nuovo anno accademico celebratesi nell'arco del primo centenario dell'Italia unita (1879-1966). Preceduto da un'ampia e documentata ricostruzione della storia dell'ateneo maceratese degli ultimi due secoli, il lavoro offre un significativo contributo all'approfondimento delle vicende dell'istruzione superiore e universitaria dell'Italia contemporanea.

Note sull'autore
Luigiaurelio Pomante
(Teramo 1980) ha conseguito il dottorato di ricerca in Theory and History of Education presso l'Università degli Studi di Macerata. Collaboratore del Centro di studi e documentazione sulla storia dell'Università del medesimo ateneo, è redattore capo della rivista scientifica internazionale "History of Education & Children's Literature". È autore di diversi contributi sulla storia dell'istruzione superiore e delle università in epoca contemporanea.

  • Autore/i Pomante Luigiaurelio (a cura di)
  • Codice ISBN 978-88-6056-332-3
  • Numero pagine 807
  • Formato 17x24
  • Anno 2012
  • Editore © 2012 eum edizioni università di Macerata
CIAN-Revista de Historia de las Universidades
Eum Redazione

di Manuel Martínez Neira, pp. 272-273

La publicación de las memorias (relazioni) anuales presentadas por los rectores de la Universidad de Macerata forma parte de un proyecto más complejo y ambicioso: la edición de las principales fuentes de la historia de la Universidad en la edad contemporánea. El proyecto fue concebido en 2009 por Sandro Serangeli – entonces director del "Centro di studi e documentazione sulla storia dell’Università di Macerata" – ante la llamativa carencia de trabajos relativos a este periodo de la vida académica. Luigiaurelio Pomante fue encargado de ejecutar la parte que hoy se recoge en este primer volumen.
El libro se abre con una primera parte dedicada a contextualizar la documentación. En ella encontramos una extensa introducción redactada por Roberto Sani quien califica esta fuente histórica de inestimable por los datos que aporta para una reconstrucción de la estrategia universitaria y de la vida de sus distintas dependencias.
Como nos recuerda el Prof. Sani, solo a partir de la unificación nacional se hizo obligatoria la solemne celebración de la inauguración del nuevo año académico en cada universidad, y en este contexto encontramos estas relazioni cuyo contenido fue evolucionando desde un mero informe sobre la marcha de los estudios hasta verdadera pieza sobre la política universitaria. Al hilo de estas memorias, nos ofrece un conjunto de análisis y reflexiones sobre algunos problemas metodológicos, la personalidad de los rectores, la evolución del ordenamiento universitario (visto desde una universidad de provincia), y otras cuestiones como la invención del origen de la Universidad.
Estas páginas se completan con una detallada historia de la Universidad entre los años 1861 y 1966 redactada con maestría por Pomante que ocupa más de cien páginas del volumen: la reapertura, la época giolittiana, la reforma Gentile, el fascismo, la segunda posguerra…
La segunda parte está dedicada a la edición propiamente dicha de las memorias. Para ello el editor ha reunido estos materiales en atención a los distintos rectorados y cada conjunto lo precede una semblanza del rector, con las referencias a las fuentes archivísticas y a la bibliografía existente sobre el personaje. A continuación encontramos la transcripción de los documentos.
Un apéndice fotográfico que documenta las páginas anteriores constituye la tercera parte.

 
Annali di storia delle università italiane
Eum Redazione

di Maria Pia Casalena, Schede e bibliografia, Annali di storia delle università italiane, 17/2013, pp. 529-531

C’è tutta la storia dell’Università di Macerata fino al 1965 in questo ponderoso volume che fa parte di un più ampio progetto di pubblicazione di fonti portato avanti dal Centro di studi e documentazione sulla storia dell’Università di Macerata. In questo volume sono al centro dell’attenzione le relazioni inaugurali dei rettori, una serie di documenti, riprodotti in appendice, che molto illuminano sulla vita dell’Ateneo. E delle peculiarità di questa Università si dovrà pur parlare: unica Università statale a disporre di una sola Facoltà – quella di Giurisprudenza –, nondimeno l’Università di Macerata combatté le sue battaglie, in età liberale e in età fascista, per ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panorama accademico dell’epoca. Prima combatté per il pareggiamento agli atenei maggiori, giunto solo nel 1901 e perfezionato nel 1919; quindi ideò una Scuola di Economia e Lingue orientali per proporsi come un ponte verso le popolazioni dell’altro lato dell’Adriatico, e combatté pure per assurgere a punto di riferimento per tutti gli studenti dell’area medio e basso Adriatico. La Scuola non vide mai la luce, l’apertura dell’Università di Bari e poi delle università abruzzesi vanificò il suo progetto egemonico. Ciononostante i rettori continuarono ad occuparsi del ruolo di questa Università nel panorama italiano, sostenendosi sui finanziamenti degli enti locali e cercando di porre riparo a delle mende come la troppo frequente mobilità dei docenti.
L’Università di Macerata non si rassegnò mai, in altre parole, a fungere da piccolo ateneo di provincia, perdipiù in una regione che contava anche le università libere, e ingaggiò una serie di battaglie per emanciparsi da quello scomodo status. Di quelle battaglie le relazioni dei rettori sono specchio fedele, in quanto le raccontano e le illuminano, illuminando al contempo quelle che erano le concrete possibilità d’azione dei referenti dell’Ateneo. Di ordinamento in ordinamento i maggiorenti dell’Università di Macerata cercarono la soluzione migliore, la chiave di volta che permettesse a quell’Ateneo con una sola Facoltà di conquistarsi un qualche spazio accanto agli atenei maggiori della penisola. Si trattò di battaglie che a volte furono aspre, e i cui risultati non sempre premiarono gli sforzi compiuti. La lunghissima battaglia per il pareggiamento arrivò alla vigilia della riforma Gentile, che sollecitava gli atenei della penisola a rivestirsi di funzioni peculiari: per l’Università adriatica sembrò giunta l’ora della consacrazione come scuola di leggi ed economia legata agli interessi agrari, ma non fu così. Nel 1965, finalmente, l’apertura della seconda Facoltà, quella di Lettere, ed è qui che si interrompe la narrazione di Luigiaurelio Pomante, affascinante proposta di storia dell’Università di Macerata. Il suo racconto si dipana per molte decine di pagine, fornendo un’esaustiva ricostruzione della vita dell’Università nei primi cento anni di storia unitaria, fornendo anche statistiche sul numero degli studenti e dati su ogni aspetto che investisse la vita di quella piccola università. Riemerge l’attività di una università che rivendicava orgogliosamente funzioni e status che il centro non le riconosceva, o che le riconobbe molto tardi. In ogni caso per molto tempo Macerata fu l’unica università statale del medio e basso Adriatico e vantò iscrizioni anche dalla Puglia e dall’Abruzzo. Piccola università di passaggio, per molti docenti fu solo il trampolino di lancio verso atenei più prestigiosi, con gravi ricadute sulla continuità dell’attività didattica. Alle sue spalle, l’impegno degli enti locali, senza il quale la vita dell’ateneo sarebbe stata addirittura disperata. Questa sinergia, piena di orgoglio civico e regionale, sostenne l’Università di Macerata quando il riconoscimento tra le università maggiori era al di là da venire, e al contempo suggerì numerose strategie di sopravvivenza e di rilancio.
Nel saggio di Roberto Sani, invece, sono al centro proprio le relazioni inaugurali dei rettori, esaminati come fonte in grado di gettare luce sulla storia delle università. Di nuovo emerge un rapporto privilegiato con il territorio: «Un legame invero assai complesso, il quale se per taluni versi poteva comportare il rischio dell’offuscamento o addirittura del progressivo smarrimento del carattere necessariamente universale – irriducibile dunque, a ogni forma di localismo – del processo di elaborazione e trasmissione dei saperi scientifici e di promozione dell’alta cultura, caratteristici di un’istituzione qual è l’università, per altri versi ha finito per ancorare una parte consistente dello sviluppo di Macerata e del suo territorio all’evoluzione dell’ateneo, facendo di quest’ultimo uno degli elementi cardine dell’identità cittadina e il vero e proprio volano della crescita civile e culturale, oltre che economica e sociale, della collettività maceratese» (p. 31). Ma entrano in scena anche le disillusioni di età fascista: «Paradossalmente, il processo di centralizzazione del sistema universitario avviato nel 1935-36 da De Vecchi, mentre da un lato, in virtù dell’equiparazione di tutti gli atenei statali, garantiva all’Università di Macerata stabilità e continuità dal punto di vista delle risorse e dei finanziamenti, dall’altro annullava i presupposti stessi della strategia di ampio respiro da essa tenacemente perseguita, in quegli anni, di assurgere a vero e proprio laboratorio specializzato nella formazione e nella ricerca giuridica ed economica in campo agricolo, e più in generale, di divenire l’istituzione guida, dal punto di vista culturale e scientifico, dello sviluppo economico e produttivo locale e regionale» (p. 39). Fino alla rinascita repubblicana e alle nuove sfide che il sistema universitario era chiamato ad affrontare: «All’indomani della caduta del fascismo e del ritorno alla democrazia in Italia la riflessione avviata nei decenni precedenti in seno all’ateneo maceratese circa la necessità di contemperare la tradizionale linea rigorista e la costante preoccupazione di salvaguardare la "serietà e severità degli studi" con il progressivo ampliamento della base sociale della popolazione studentesca, in virtù dell’avvento nelle aule universitarie di un numero sempre maggiore di giovani delle classi subalterne, fece propri, com’è comprensibile, lo spirito e gli indirizzi di fondo della disciplina sul diritto allo studio contenuta nella nuova Costituzione repubblicana promulgata il 1° gennaio 1948» (p. 62-63).
Si tratta dunque di un volume prezioso, arricchito ulteriormente dalla riproduzione delle relazioni inaugurali dei rettori. Un volume prezioso per la storia dell’università italiana tra età liberale e fascismo, da affiancare agli studi già disponibili su questa e su altre università.

 
Un teramano scrive la storia dell'Università di Macerata
Eum Redazione

La città - quotidiano della provincia di Teramo 27/11/2013
di Simone Gambacorta

Oggi pomeriggio un seminario di studi su due libri firmati da Luigiaurelio Pomante


Non è solo un giornalista e le sue passioni non si esauriscono nell'amatissimo calcio. La veste di cronista fa in verità non poca ombra - almeno dalle nostre parti - a uno dei più significativi versanti di impegno di un teramano notissimo, Luigiaurelio Pomante. Meglio ancora: non a uno dei più significativi, ma a quello più significativo in assoluto: quello, cioè, dove risiede la sua vera identità intellettuale.
Non molti, o forse addirittura pochi, sanno infatti che Pomante è prima di tutto uno storico. Uno storico "professionista". A dargli la patente è stata l'Università di Macerata, dove è titolare di un assegno di ricerca e dove ha conseguito il dottorato in Theory and History of Education.
Come frutti delle ricerche che porta avanti da anni - e che conduce, come è facile constatare, con una acribia davvero scientifica - hanno di recente visto la luce due volumi che hanno tutta l'aria (e la mole) di essere destinati a pesare (in bene, è chiaro) nel suo curriculum di giovane accademico e, quel che più conta, nel novero dei titoli che gli addetti ai lavori saranno chiamati a consultare per futuri studi nel settore.
Il primo, di cui Pomante è stato attentissimo curatore, s'intitola "L’Università di Macerata nell’Italia unita (1861-1966). Un secolo di storia dell’ateneo maceratese attraverso le relazioni inaugurali dei rettori e altre fonti archivistiche e a stampa" (Eum, pp. 800, 50 euro) e inaugura la collana "Studia et documenta Historiae Almii Studii Maceratensis" del Centro Studi e documentazione sulla storia dell'Università di Macerata.
Si tratta di un lavoro ciclopico, che nelle sue prime duecento fitte pagine delinea con grande puntualità sia la natura e le finalità dell'opera che la storia dell'ateneo marchigiano ("Per una storia dell'Università di Macerata nell'Italia unita", dove Pomante mostra tutta la sua stoffa, è di fatto un libro nel libro). A questa ampia parte "introduttiva" (corredata nel complesso da 537 note a piè pagina) seguono le relazioni dei rettori, anch'esse debitamente inquadrate e accompagnate dagli opportuni riferimenti. Un materiale davvero ricco, che comincia con le parole del Reggente Abdia Geronzi per l'anno 1879-1880 e che termina con quelle del Rettore Giuseppe Lavaggi per l'anno accademico 1965-1966. «Le relazioni annuali presentate dai rettori - scrive Roberto Sani nel suo denso saggio introduttivo - rappresentano indubbiamente una fonte di primaria importanza non solamente per cogliere la progettualità e le strategie politiche e universitarie perseguite dai diversi governi rettorali, ma anche per ripercorrere l'evoluzione dei singoli atenei e lumeggiarne la vita interna e le vicende relative all'attività scientifica e culturale e a quella didattica e formativa». E in questa riflessione di Sani è racchiuso il senso d'insieme del libro, necessariamente destinato a "fare testo" nelle bibliografie e venire. Non va poi trascurata l'"Appendice fotografica" cui Pomante ha saggiamente voluto dedicare l'intera terza parte del volume, dando così il giusto risalto anche alle tutt'altro che trascurabili fonti iconografiche.
Il secondo libro s'intitola invece "Per una storia delle università minori nell’Italia contemporanea. Il caso dello Studium Generale Maceratense tra Otto e Novecento" (Eum, pp. 455, 23 euro), e vede Pomante nelle vesti di autore tout-court.
Accolto dalla collana "History of Education & Childrens'Literature" diretta da Roberto Sani e Anna Ascenzi, e distesamente prefato da Gian Paolo Brizzi ("Le piccole università e l'inerzia dei luoghi comuni. Una presentazione"), il lavoro di Pomante dà brillantemente corpo a una dettagliata ricognizione sui «piccoli atenei di provincia sorti in larga misura in età moderna e destinati, dopo l'unificazione nazionale, a costituire una parte estremamente rilevante del sistema universitario della penisola».
In pratica, partendo dalla specola maceratese, e forte di un bagaglio documentale quanto mai robusto, Pomante penetra nella realtà universitaria italiana tra Otto e Novecento: quel che ne deriva è uno studio di ampio respiro, che propone una lettura innovativa e minuziosa dell'«evoluzione dell'istruzione superiore nell'Italia contemporanea».
Quello che colpisce, delle due pubblicazioni, è lo scrupolo e il lavoro di scavo con cui Pomante le ha realizzate. Per quanto riguarda fonti e riferimenti documentali, esibiscono difatti una solidità di apparati a dir poco considerevole. A questa va affiancata - e non è dato secondario - una felicità di penna che consente a Pomante di affrontare la complessità degli argomenti sulla scorta di una prosa rigorosa e ordinata, ma non per questo spigolosa. Importante (e pienamente riuscito) anche lo sforzo di inserire in un contesto più ampio le "vicende" delle realtà prese in esame, nel segno di una prospettiva tutt'altro che conchiusa e di corto respiro.
I due lavori saranno presentati questo pomeriggio alle 16 nell'Aula Magna dell'Università di Macerata. Non si tratterà - a dire il vero - di una semplice presentazione, ma di un vero e proprio seminario di studio incentrato sulle due opere firmate da Pomante. "Gli atenei minori nel sistema d'istruzione superiore dell'Italia unita: il caso dell'Università di Macerata". E' infatti questo il titolo dell'incontro cui, oltre allo stesso Pomante, prenderanno parte relatori di acclarata fama: Luigi Lacchè (magnifico rettore dell'Università di Macerata), Gian Paolo Brizzi (Università di Bologna), Floriana Colao (Università di Siena), Simonetta Polenghi (Università Cattolica di Milano), Mauro Moretti (Università per stranieri di Siena) e Roberto Sani (Università di Macerata).

www.quotidianolacitta.it

 
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