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Memorie sepolte di donne: illeciti amori, gravidanze illegittime e infanticidi nelle Marche dell'Ottocento

Palombarini Augusta

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Note sul testo

In età moderna il ruolo di madre era permesso solo alle donne coniugate. Nubili e vedove non potevano allevare presso di sé un eventuale figlio, che alla nascita doveva essere abbandonato in uno dei tanti ospedali per trovatelli, ma dovevano comunque prendersi cura del feto qualora fossero restate gravide ed evitare in ogni modo l’aborto. La maternità illegittima però, era ritenuta un grave scandalo e le donne cercavano con ogni mezzo di occultare la gravidanza fuori del matrimonio. Al momento del parto, queste "madri crudeli" e disperate, spesso decidevano di sbarazzarsi del nascituro ricorrendo all’infanticidio, un reato diffuso anche se non impossibile da quantificare. Il lavoro condotto sui processi per infanticidio recupera queste memorie sepolte attraverso il racconto che le stesse donne fanno delle loro vicende, storie drammatiche attraverso le quali si può ricostruire anche la vita quotidiana nelle Marche dell’Ottocento.

Note sull'autore
Allieva e collaboratrice di Renzo Paci dal 1975, è professore associato alla cattedra di Storia Moderna nell’Università di Macerata dove insegna Storia economica e sociale. Le sue ricerche sulla storia delle Marche spaziano dalla classe dirigente e la proprietà terriera tra XVI e XVII secolo alla storia dell’infanzia abbandonata in età moderna, ai vari aspetti dei ceti sociali più umili quali l’istruzione, la marginalità e la devianza femminile, le condizioni economiche ed abitative dei braccianti nell’Ottocento, protagonisti della grande emigrazione di inizio Novecento. Tra i suoi lavori, I Ciccolini di Macerata, Sedotte e abbandonati, Marginalità e devianza femminili, Cara consorte, Gettatelli e trovatelli, Lo scandalo dell’alfabeto, Storie magistrali, Storie di Marca.

  • Autore/i Palombarini Augusta
  • Codice ISBN (print) 978-88-6056-286-9
  • Numero pagine 244
  • Formato 14,5x20,5
  • Anno 2011
  • Editore © 2011 eum edizioni università di Macerata
Il mestiere di storico
Eum Redazione

di Alessandra Gissi, Recensioni, Il mestiere di storico, http://www.sissco.it/recensione-annale/augusta-palombarini-ree-memorie-sepolte-di-donne-illeciti-amori-gravidanze-illegittime-e-infanticidi-nelle-marche-dellottocento-2011/

Augusta Palombarini, docente di Storia moderna all'Università di Macerata, afferma programmaticamente di voler porre al centro del volume «i dimenticati dalla storia». Per essere esatti, l'a. si riferisce alle «dimenticate», «donne normali, appartenenti alle categorie sociali più deboli e proprio per questo esposte al rischio di seduzioni e gravidanze illegittime» (p. 12). Pensato come prosecuzione e approfondimento di un lavoro precedente dal titolo Sedotte e abbandonati. "Madri illegittime" ed esposti nelle Marche di età moderna uscito nel 1993, questo volume si colloca nel filone ormai piuttosto consolidato di ricerche costruite su un apparato di fonti processuali e criminali, capaci anche in questo caso di confermare la loro ricchezza. In una prima parte l'a. ripercorre la letteratura, in verità ormai piuttosto vasta, sull'infanticidio. A partire dagli studi non più recentissimi di Gianna Pomata sul controllo sociale della sessualità femminile e di Margherita Pelaja, opportunamente più volte citata, fino al volume di Adriano Prosperi del 2005 in cui viene sondato il vasto territorio occupato dall'infanticidio come peccato e come delitto, come pratica diffusa nella società cristiana.In questa disamina l'a. sceglie un arco cronologico ampio in cui però continuità e cesure vengono spesso lasciate nell'indeterminatezza. D'altra parte il reato che sta al centro della ricerca è riconosciuto come sfuggente, definito «a cifra nera» con un'espressione particolarmente eloquente. Un reato straordinariamente incerto anche per la peculiare impossibilità di stabilire se il bambino fosse nato vivo o già morto.Come nota l'a. - citando Mario Sbriccoli - «quelli che sembrano numeri sono assai spesso residui» (p. 60). Il cuore del volume è rappresentato sostanzialmente da un lavoro di scavo in questi «residui», senza che i quadri concettuali, le categorie interpretative, le ipotesi storiografiche vengano di fatto ripensati. Ne vengono fuori curricula dis-honorum che culminano in «illecita pregnanza» e poi nell'accusa di infanticidio. Sullo sfondo, le Marche, regione profondamente rurale ancora nella prima metà del '900, che l'a. sa descrivere con puntualità fino alla più piccola contrada. Le protagoniste sono donne vagabonde, senza famiglia, serve pecoraie, giovani senza marito, contadine che vanno a giornata a mietere o seminare, appartenenti a quelle famiglie di braccianti espulsi dal sistema mezzadrile che non riesce più ad assorbire la crescita demografica del XIX secolo. Una ricostruzione accorta e partecipata di molte storie, capaci ineluttabilmente di suscitare l'empatia dell'a., in cui le questioni più annose - come l'assenza (almeno apparente) di senso di colpa, la scelta dell'infanticidio e non dell'abbandono, la complessa questione della storicità dei sentimenti - restano appena lambite.

 
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