Orizzonti della Marca
16/05/2026

Rappresentanza politica e «coscienza costituente»


In questo primo quarto di secolo degli anni Duemila la costituzione repubblicana è stata modificata una decina di volte e altrettanti sono stati i tentativi o le proposte non andate in porto. Nello stesso periodo si sono svolte cinque elezioni politiche generali con ben tre diverse leggi elettorali e già si parla concretamente di una quarta legge in vista delle prossime elezioni. Benché le leggi elettorali non comportino modifiche alla Carta costituzionale, esse tuttavia costituiscono un cambio delle regole democratiche al pari della «regola» fondamentale rappresentata dalla Costituzione.


A questa considerazione occorre affiancarne altre due. La prima riguarda i partiti; quelli che espressero le forze parlamentari presenti nell’Assemblea costituente non esistono più e quelli ora presenti nell’attuale panorama politico, oltre a una impressionante spiccata volatilità, sia a livello elettorale che parlamentare, possono complessivamente contare su una base di iscritti dieci volte inferiore a quella della cosiddetta «prima repubblica». La seconda considerazione riguarda la società civile; la partecipazione degli italiani al voto è crollata, passando da punte superiori al novanta per cento a percentuali appena superiori al cinquanta e localmente ancora più basse. In questo contesto ogni modifica delle «regole» dello Stato dovrebbe richiedere una valutazione che non tenga conto solo del «sentire» di una parte, ma valuti l’effettiva esigenza che scaturisce dall’intera base sociale.


Da parte di tutti, ma soprattutto da parte di coloro che hanno oggi ruoli di responsabilità all’interno delle istituzioni, sarebbe opportuna una riflessione sul pensiero giuridico di uno dei maggiori costituzionalista del Novecento, Costantino Mortati (1891-1985), deputato dell’Assemblea costituente e membro della «commissione dei 75» per la Costituzione, poi giudice per dodici anni della Corte costituzionale su nomina del presidente della repubblica, Giovanni Gronchi.


L’idea portante del disegno costituzionale di Costantino Mortati è rappresentata dalla «coscienza costituente» del popolo. Egli spiega che una costituzione «non consiste in una serie di articoli più o meno bene allineati, e neppure in un complesso di istituti giuridici, ma è invece una totalità di vita associata, un organismo vivente». A suo avviso «gli istituti giuridici debbono essere studiati, oltre che nella loro regolamentazione, anche nella realtà sociale e politica del loro tempo, così da comprenderne il funzionamento e mostrarne la pratica efficienza». Concetti, questi, che Mortati ha espresso a partire dalla sua opera più famosa, «La Costituzione in senso materiale», pubblicata nel 1940 quando era docente presso l’Università di Macerata, dove, oltre a essere stato preside della facoltà di giurisprudenza, per tre anni è stato anche rettore.


Ora le Ediziioni Università di Macerata (Eum) hanno pubblicato un volume in cui sono raccolti saggi di diversi docenti di vari atenei italiani, che da vari e complementari punit di vista afrontano l'articolato pensiero giuridico e costituzionalistico di Mortati. Complessivamente il libro mette in risalto «lo snodo cruciale di quel complesso processo definitorio del concetto di costituzione che Mortati - scrive nell'introduzione Giulio Maria Salerno, curatore del volume insieme a Giancarlo Caporali - avvia dapprima sotto il regime fascista e poi prosegue e sviluppa durante la Repubblica» distinguendo dalla «costituzione formale» l’autonomo concetto di «costituzione materiale», elaborando poi nel tempo una «duplicità di visuali sotto le quali riguardare il medesimo fenomeno».


Nella prima parte del libro gli autori (Carlo Amirante, Giovanni Bianco, Antonio Cantaro) si soffermano sul tema della «Costituzione in senso materiale», su altri scritti minori del periodo maceratese (Giancarlo Caporali), sul concetto di partito politico nel pensiero di Mortati negli anni Trenta (Silvia Ilari) e sul rapporto tra popolo e potere nelle riflessioni di Mortati quando insegnava a Macerata (Giovanna Montella).


La seconda parte del volume si concentra «sull’influenza di Mortati sulla giuspubblicistica del suo tempo» (Diego Quaglioni), ma anche sull’attualità del suo pensiero. In questa parte si possono leggere gli scritti di Felice Ancora («La volontà e la causa nell’atto amministrativo»), Carlo Bersani («Fra amministrazione e costituzione: enti e soggetti collettivi»), Angelo Antonio Cervati («Lo spirto informatore della Costituzione ha per Mortati radici lontane nella storia dei popoli e delle minoranze sociali»), Giovanni Di Cosimo («Sull’attualità della concezione mortatiana dei partiti politici»). Interessante la riflessione di quest’ultimo autore riguardo al ruolo della leadership e della visione politica generale dei partiti. Considerazioni che fanno sorgere una domanda: oggi i partiti politici quando mettono mano alla Costituzione riescono a identificarsi con la «coscienza costituente» e compiere scelte largamente condivise?

Riferito a

Costantino Mortati a Macerata: la Costituzione materiale e il pensiero giuridico

Giulio M. Salerno, Giancarlo Caporali (a cura di)
Anno: 2024