di Stefania Lucchetti, Musica Domani
A CHI SI RIVOLGE
Pur occupandosi di diversi aspetti della didattica musicale (dall’ascolto, al canto, alla composizione, alla pratica strumentale), si tratta di un testo organico e coerente che si rivolge prevalentemente a un pubblico costituito da docenti in servizio o in formazione.
MOTIVI DI INTERESSE
Si tratta dell’undicesimo numero della rivista “Quaderni di Pedagogia e Comunicazione Musicale”, promossa dalla SIEM sezione territoriale di Macerata, edita da EUM (Edizioni Università di Macerata) e consultabile in formato open source all’indirizzo eum.unimc.it.
Il testo in questione raccoglie i contributi di formatori musicali tra i più acclarati, che analizzano l’azione didattica sotto diverse prospettive: dall’ascolto attivo al canto, alla pratica strumentale all’invenzione compositiva, all’innovazione tecnologica. Luca Bertazzoni, curatore del volume e direttore della rivista, nel suo saggio introduttivo evidenzia come il tema unificante vada rintracciato nella centralità ineludibile della persona, nella sua unicità di compenetrazione tra corpo, cuore e mente, pur in una costante trasformazione dei contesti e delle modalità attraverso le quali ha luogo l’esperienza musicale.
L’attualità delle trasformazioni tecnologiche viene subito dopo sottolineata da Roberto Agostini, che analizza come la conoscenza e l’uso dell’intelligenza artificiale in classe possa trasformarla in strumento per dare forma al proprio pensiero creativo. Non si tratta di uno sterile elenco di app e siti: l’articolo in modo molto accurato si interroga sulle possibili modalità di appropriazione artistica e didattica, suggerendo indicazioni metodologiche; nondimeno il contributo appare corredato da un utilissimo apparato bibliografico aggiornato e selezionato.
Marina Callegari si occupa del canto nella didattica strumentale, utilizzando il metodo autobiografico per far emergere vissuti e credenze dei docenti nei confronti del proprio uso della vocalità. Canto inteso come mezzo per riflettere sulla propria identità personale e su quella professionale, utilizzando come strumenti la stesura di un proprio diario e la consultazione della bibliografia di settore. Canto come strumento didattico di alfabetizzazione – con rimando alla metodologia Kodaly – e come strategia per l’invenzione compositiva, ispirata dal pensiero didattico sviluppato da Bartok nel suo Mikrokosmos.
Ancora il canto protagonista nel contributo di Antonella Coppi, che si occupa del Communitysinging, inteso come mezzo per creare comunità inclusive attraverso il canto amatoriale. Il suo approccio interdisciplinare coniuga etnomusicologia e musicologia storica: dall’altrove, al passato, alla contemporaneità.
I Nuovi giochi d’ascolto di Franca Ferrari propongono un aggiornamento del suo precedente e fortunato testo Giochi d’ascolto (1). Vengono proposti tre percorsi, metodologicamente affini, che a partire dal corpo arrivano all’ideazione di tracce grafiche e quindi alla letto-scrittura convenzionale. Come sempre illuminante è la capacità dell’autrice di agganciare le pratiche didattiche a una lucida appropriazione di assiomi psicopedagogici: in particolare al pensiero di Bruner, scandito da fase enattiva, fase iconica e fase simbolica. Utile anche il riferimento alla neuroscienziata Nina Kraus, che l’autrice rielabora paragonando la peculiarità del nostro ascolto (atto fortemente identitario) a un mixer immaginario che dà diversa prevalenza ai tratti musicali (sound, forma, ritmo, melodia, armonia) che contraddistinguono il brano ascoltato.
Tema dell’intervento di Annibale Rebaudengo è invece l’esperienza musicale amatoriale di adulti coinvolti in pratiche d’assieme quali cori, bande, orchestre amatoriali e scuole di musica, soffermandosi su significative testimonianze raccolte tra adulti provenienti da background tra loro molto differenziati: dall’ex contadino al neuropsichiatra, alla monaca di clausura ecc., accomunati dal piacere di fare musica inteso come cura di sé.
Conclude il libro l’intervento di Tullio Visioli che intitola il suo articolo Pedagogia “dalla” musica, sottolineando come la musica debba costituire parte dell’identità del didatta: un’azione educativa che si poggi sulla condivisione di esperienze vissute, non sulla semplice trasmissione di pratiche didattiche.
Tutti i contributi sono di lettura agevole e accurata e forniscono spunti operativi ancorati a convincenti approfondimenti metodologici. Ulteriori punti di forza sono costituiti dalle aggiornate bibliografie che ampliano le possibilità di approfondimento, nonché dal ricco apparato multimediale particolarmente evidente in alcuni contributi (Agostini, Ferrari).
Come ho cercato di evidenziare in questa breve sintesi dei diversi testi, a mio parere il tratto unificante risiede soprattutto nel richiamo all’identità, personale e professionale: educare significa condividere anche parte del proprio sé: una condivisione resa possibile dall’empatia, ma anche dalla consapevolezza delle molteplici chiavi di lettura del nostro proporre musica a scuola. Pertanto la varietà delle proposte appare unificata proprio da quella ineludibilità della persona nell’agire artistico ed educativo già richiamato dal curatore del libro. Quindi lo consiglio in quanto testo piacevole e vario, da leggere con attenzione.
Stefania Lucchetti
(1) Franca Ferrari, Giochi d’ascolto. L’ascolto musicale come tecnica di animazione, FrancoAngeli, Milano 2002.
Riferito a
Humana Musica. Pratiche sonore tra intelligenza artificiale e corporeità
Luca Bertazzoni (a cura di)