La Bottega di Hamlin. Letterature e oltre
13/01/2026

La resurrezione di uno sguardo. Campori torna a Macerata


12 Gennaio 2026 Giorgio Cipolletta Categories Saggistica


Cesare Campori, Ricordi di un viaggio a Macerata nel 1853, a cura di Rosa Marisa Borraccini e Giacomo Mariani, EUM, 2025


La soglia del libro
Si riemerge dal lungo sonno d’archivio come da un respiro trattenuto. Una cartella si apre nel silenzio della sala e la carta avorio affiora con il suo seppia leggermente ossidato. Il dorso del fascicolo reca l’identificativo ms. β.2.3.18, Autografoteca Campori, BEU di Modena. Sulla carta 2r l’inchiostro si addensa in un punto come se la mano avesse esitato per un istante. È il momento in cui il documento torna vivo e passa dalla custodia alla parola.
Rosa Marisa Borraccini e Giacomo Mariani accolgono il volume Cesare Campori, Ricordi di un viaggio a Macerata nel 1853 con perizia e ascolto, ne rispettano le inflessioni, normalizzano quando serve e segnalano con chiarezza ogni scelta. I due curatori ricostruiscono itinerari e motivi del taccuino, sciolgono sigle e rimandi, dispongono titoli, fonti, luoghi e persone in una trama leggibile. La pagina ricomincia a respirare e la curatela si impone come esempio di editoria scientifica responsabile e generosa. La precisione ecdotica non sacrifica la leggibilità, né la fedeltà e consegna al lettore un lavoro capace di coniugare rigore e ospitalità. Il risultato si presenta come una vera edizione di riferimento, capace di fissare uno standard per future pubblicazioni di testi odeporici ottocenteschi. Coerentemente con questa impostazione, l’edizione è resa disponibile in open access, a beneficio immediato della didattica e della ricerca.


Il gentiluomo d’archivio
Dentro questa cornice prende posto Cesare Campori, nato a Modena nel 1814 e morto a Milano nel 1880. Aristocratico, storico e bibliofilo, fa dell’archivio la propria patria intellettuale. Raccoglie, ordina e interroga carte per restituire genealogie di testi e di luoghi. Liberale di temperamento e osservatore paziente, anche per una sordità progressiva che lo inclina a una lettura rigorosa, trasforma il viaggio in scuola di costumi e affida alla comparazione la misura del giudizio civile.
I ritratti ottocenteschi riprodotti nel volume raffigurano il bibliofilo modenese in una presenza composta, mezza figura scura su fondo neutro, abito nero, camicia bianca con jabot e una medaglia sul petto. Nella sinistra tiene un foglio arrotolato, nella destra una piccola veduta. Sul tavolo compare una lettera indirizzata al duca Francesco IV e datata 1832. Il ritratto conservato al Collegio San Carlo mostra un giovane Campori saldo e operativo, già immerso nelle carte, tra segni d’onore e strumenti del mestiere. Il profilo anagrafico affiora dalle pagine introduttive dei curatori. Primogenito del marchese Carlo e formato al Collegio San Carlo, viene presto colpito da una malattia che lo rende quasi sordo. La sordità non interrompe il cammino e lo volge allo studio paziente, alla lettura, all’archivio. Prima vengono i versi e il teatro, poi la vocazione storica. Nel 1850 sposa Adele Ricci di Macerata e da quel legame nascerà il viaggio del 1853 raccontato nei Ricordi. La scelta privata diventa un ponte tra Modena e le Marche e offre l’occasione per mettere alla prova lo sguardo comparativo che gli è naturale. Dietro l’eleganza trattenuta del volto si legge una postura civile. I curatori lo descrivono come liberale padano, disamorato del governo ducale e diffidente verso le ingerenze asburgiche. A tratti affiora una vena di arguzia che alleggerisce la pagina senza svuotarla. Il Campori dei ritratti e quello del libro si sovrappongono e anticipano l’autore che misurerà le città con equità e pazienza, facendo dei dati una lingua comune e della comparazione un’etica dello sguardo.


Un Grand Tour rovesciato
Quando Campori intraprende il viaggio verso Macerata nell’estate del 1853 porta con sé l’eredità di una lunga tradizione. Il Grand Tour, pratica educativa dalla fine del Seicento in poi, nell’Ottocento cambia pelle diventando strumento di conoscenza scientifica, laboratorio di comparazione politica e campo di osservazione antropologica. I Ricordi appartengono a questa stagione matura in cui il viaggio non è più esclusiva dello straniero, ma pratica degli italiani impegnati a conoscersi. Goethe cerca la luce mediterranea, Stendhal la passione e il colore, i viaggiatori inglesi collezionano vedute e rovine. Gli italiani percorrono le proprie regioni con uno sguardo diverso, amministrativo e civile. Vogliono capire come funzionano le città, come si governano le comunità, quali costumi tengono insieme i territori della penisola.


L’architettura dell’avvicinamento
Il libro avanza per cerchi concentrici che preparano l’arrivo. Le stazioni sono sei. Romagna, Marca d’Ancona con Pesaro, Civitanova, Senigallia e Fermo, le vicinanze del capoluogo, infine Macerata. Ogni tappa affina gli strumenti della comparazione, ogni incontro aggiunge un elemento, ogni strada osservata si rapporta a una misura già nota. La progressione richiama il viaggio settecentesco e al tempo stesso, ne rovescia la lezione. Non c’è un’emozione culminante davanti al capolavoro, bensì la comprensione sistematica dell’organizzazione urbana e sociale. Il viaggiatore diventa un ricercatore, il viaggio un laboratorio mobile e la strada un’aula di formazione civile.


Il cuore pulsante, Macerata come laboratorio urbano
Il capitolo VI dedicato a Macerata è il centro del libro, il punto in cui la preparazione si fa diagnosi. Campori conta, misura e confronta con rigore di fonti e precisione descrittiva. La città, emersa dalle rovine di Recina, entra sotto lente come organismo vivente. La dimensione appare prossima ai due terzi di Modena. La popolazione è stimata con chiarezza, undicimila abitanti entro il perimetro urbano e ottomila nel contado. Persino i fiumi, Chienti e Potenza, trovano un doppio modenese in Secchia e Panaro. Ogni dato maceratese si appoggia a un riferimento misurabile e la descrizione diventa prova, il giudizio esercizio di equità. Il taccuino assomiglia al quaderno dello statistico più che al diario del turista colto…


https://www.labottegadihamlin.it/2026/01/12/la-resurrezione-di-uno-sguardo-campori-torna-a-macerata/ 

Riferito a

Ricordi di un viaggio a Macerata nel 1853

Cesare Campori, a cura di Rosa Marisa Borraccini e Giacomo Mariani
Year: 2025