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Agar prima dell’occupazione / Agar dopo l’occupazione View full size

 
 

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Agar prima dell’occupazione / Agar dopo l’occupazione

  • Codice ISBN (print) 978-88-6056-630-0
  • Codice ISSN (print) 2532-165X
  • Numero pagine 199
  • Formato 12X16,5
  • Anno 2020
  • Editore © 2020 eum edizioni università di macerata
Recensione di Andrea Acqualagna, allievo della Scuola di Studi Superiori Giacomo Leopardi - Università di Macerata
Eum Redazione

La figura biblica di Agar, centrale nella tradizione islamica per aver messo al mondo il Profeta Ismaele, è rivestita nella poesia di Amal al-Juburi di una simbologia innovativa. Muovendosi in una dimensione spazio-temporale di confine, Agar assume molteplici identità, che, lasciando trasparire una continua oscillazione tra passato e presente e tra presenza e lontananza, simboleggiano la relazione tra la dimensione autobiografica della poetessa irachena e la storia del suo paese.
Amal al-Juburi, nata a Baghdad nel 1967, distaccandosi dalla letteratura celebrativa della guerra propagandata dal regime dittatoriale di Saddam Hussein, muove una velata critica alla dittatura del presidente iracheno che la obbligherà a lasciare il paese nel 1997, scegliendo la via dell’esilio. Quando nel 2003 una coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti invade l’Iraq, accusato del possesso di armi di distruzione di massa e di legami con l’organizzazione terroristica Al Qaida, rovesciando dopo soli venti giorni di conflitto il regime di Saddam Hussein, la poetessa irachena ritorna nel suo paese, dove viene insediato un contingente militare multinazionale e si intensificano le ostilità tra la comunità sunnita e sciita fino allo scoppio della guerra civile. In vista delle ostilità interne e dell’instabilità politica, aggravata dal ritiro delle truppe internazionali insediate nel paese, l’Iraq diviene facilmente la roccaforte dell’organizzazione terroristica del sedicente Stato Islamico.
È su questo difficile sfondo politico che nasce la raccolta poetica Agar prima dell’occupazione/Agar dopo l’occupazione, pubblicata da Amal al-Juburi nel 2008; la raccolta presenta ventotto coppie di poesie brevi, che, intervallate da quattro componimenti poetici indipendenti, rappresentano momenti di vita quotidiana prima e dopo l’insediamento delle truppe statunitensi nel paese e la caduta del regime dittatoriale.
L’Iraq, definito “Mio signore ferito” nel componimento introduttivo alla raccolta (All’Iraq, mio signore e padrone), nella poesia di Amal al-Juburi non si configura unicamente come dimensione spaziale di fondo da cui vengono tratte immagini di una quotidianità stravolta dal regime dittatoriale prima e dall’occupazione militare straniera dopo, ma prende vita divenendo vittima di meccanismi oppressivi di potere, come la poetessa stessa, costretta ad abbandonare il proprio paese, chiedendo asilo politico in Europa. Così come la dimensione autobiografica e quella nazionale, nell’opera di Amal al-Juburi passato, presente e futuro convergono, proiettando il lettore in una dimensione simbolica, dove non c’è più speranza né possibilità di salvezza, ma soltanto distruzione e morte, come anticipato dal verso del poeta preislamico al-Mutalammis che insieme ad un antico detto sumero apre la raccolta poetica.
Guidato dalle note e dall’introduzione di Mariangela Masullo, che oltre a fornire un’attenta riflessione critica sull’opera di Amal al-Juburi presenta brevemente la vita dell’autrice e il contesto politico in cui la raccolta è stata composta, anche il lettore inesperto di poesia e del mondo arabo riesce ad accedere all’universo distopico creato dai versi incisivi della poetessa irachena, rimanendone al contempo incantato e disilluso.

Andrea Acqualagna

 
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