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Variazioni straniere

Bravi Adrián N.

eum dir narrativa e poesia

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Note sul testo
Variazioni straniere di Adrián N. Bravi è una raccolta di nove racconti, scritti in anni diversi, sul ruolo dei migranti nella nostra società. I protagonisti sono coloro che si perdono nella notte, esiliati, espatriati, ospiti e ospitanti, uomini e donne relegati ai margini, senza approdo, oppure gente per la quale approdare diventa un’ulteriore sofferenza, perché hanno perduto la patria senza acquistarne un’altra. Un albino che all’interno del suo villaggio si trasforma in un forestiero, un anziano che dopo essere stato ucciso dalla propria moglie racconta la storia della sua badante ucraina, gli immigrati arruolati per la costruzione di un muro che impedirà l’ingresso degli stranieri dell’est, un paraguaiano impossibilitato a ballare il tango o un’anziana indiana che decide di andare a morire nella propria terra sono alcune delle figure che tessono queste trame di storie variegate.

Con la sua prosa trasparente e ironica, Adrián N. Bravi mette in luce uno dei temi più spinosi dei nostri tempi trasformandolo in un’avventura surreale.

Note sull'autore

Adrián N. Bravi è nato a Buenos Aires, vive a Recanati e lavora come bibliotecario presso l’Università di Macerata. Nel 1999 ha pubblicato il suo primo romanzo in lingua spagnola e nel 2004 ha esordito in Italia con Restituiscimi il cappotto (2004). Ha pubblicato con l’editore Nottetempo i romanzi: La pelusa (2007), Sud 1982 (2008), Il riporto (2011), L’albero e la vacca (nottetempo/Feltrinelli 2013), che ha vinto il Premio Bergamo 2014, e L’inondazione (settembre 2015). Ha scritto anche un testo per bambini con l’editore Helbling languages. I suoi libri sono stati tradotti in inglese, francese e spagnolo.

Indice
Dopo la linea dell’equatore
Io, il badato
La figlia di Liborio e il suo cappottino rosso
L’albino e il tumuto
Purtroppo non posso ballare il tango
Il muro sulla frontiera
Il marito della selknam
Nascere durante una rivolta
Gli espatriati
Nota dell’Autore

EPub scaricabile gratuitamente in sezione download

Licenza Creative Commons

Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License


  • Autore/i Bravi Adrián N.
  • Codice ISBN 978-88-6056-436-8
  • Linea Editoriale narrativa e poesia
  • Numero pagine 90
  • Formato 12X16,5
  • Anno 2015
  • Editore © 2015 eum edizioni università di macerata
El-Ghibli - Rivista di letteratura della migrazione
Eum Redazione

di Raffaele Taddeo, El-Ghibli - Rivista di letteratura della migrazione, maggio 2017, http://www.el-ghibli.org/variazioni-straniere/

La caratteristica poetica fondamentale dello scrittore di origine argentina è l’individuazione dei personaggi come antieroi, cioè come uomini, soggetti che non fanno nulla di grandioso, che non fanno nulla degno di attenzione, che si mostrano nella loro normalità di vita. Da questo punto di vista possiamo affermare che la caratteristica della scrittura di Adrian Bravi è quella del minimalismo, sia per il rifiuto della eccezionalità della vita, sia per una scrittura piana, adeguata in ogni modo all’essere dei suoi personaggi. Anche i racconti presenti in questa antologia non si discostano da questa caratteristica minimalista. Ma se ci fermassimo a questo aspetto faremmo un torto allo scrittore residente a Recanati.
Un aspetto che sembra assente in questi racconti è la tacita e sottile ironia che serpeggia negli scritti fin qui pubblicati.
I personaggi di questa raccolta muovono a sentimenti di pietà, perché la loro è una sofferenza tacita, non gridata ai quattro venti, nascosta ma non meno intensa di altre sofferenze più conclamate. E’ così, ad esempio, il caso di Giuseppe, condannato a una sedia a rotelle per una paralisi che gli impedisce la parola, ma anche i gesti. La sua totale dipendenza dalla moglie, che alla fine lo strangola per una sua disattenzione, la sua totale assenza di rivendicazione così che anche l’ultimo gesto della moglie non solo viene da lui scusato, ma giustificato a causa della propria disattenzione. Ed è pure così, sotto molti aspetti, per il personaggio del racconto intitolato “il muro sulla frontiera”. Anch’egli non mostra disagio, né lancia proteste per la sua condizione di sfruttato. Anch’egli sembra quasi chiedere scusa per l’ingombro che i gendarmi hanno della sua presenza, anche se non ne possono fare a meno.
Il tema di questa raccolta però è centrato sulla migrazione. Abbiamo figure particolari di migranti. Alcuni di loro dimostrano di avere più umanità di coloro dai quali ricevono lavoro, sono sempre portatori di tranquillità e pace, mai di conflitto. Ciò che sembra più rilevante è la condizione di migrazione che viene presa in considerazione. In questi racconti si parla di personaggi che non si sono arricchiti con la migrazione, che hanno sperimentato anche il ritorno, senza successo. Personaggi che sono partiti con qualche briciolo di speranza, naufragata, rimasta sempre piccola anche quando hanno tentato maggiore fortuna ritornando e sperando forse nella solidarietà della comunità d’origine anche dei loro genitori. In fondo anche il racconto “L’albino e il tumuto” può essere iscritto alla tematica della migrazione, perché ogni migrante è un diverso e l’albino, bianco in una società fatta tutta di neri, non può che essere considerato un diversissimo, come diversi sono considerati tutti i migranti. Ma è proprio la sua eccezionale diversità che può salvarlo fino a farne un oggetto di venerazione.
Infine e però non da ultimo vi sono alcune considerazioni da fare su come si chiudono i racconti. Si prenda quello dal titolo “gli espatriati”. Le rondini, dopo aver visto negato per più anni l’accesso ad un luogo tradizionale per nidificare, alla fine non ritornano. Ma poi lo strumento che impediva loro l’accesso a quel luogo non viene più utilizzato. Ciascuno si aspetterebbe il ritorno delle rondini. Si aspetterebbe che venga ripristinato il senso di accoglienza, ed invece “d’allora nessuno ha rimesso la rete, ma le rondini non sono tornate più in quel cortile”. E’ ciò che accade nella realtà perché le rondini perdono la memoria del luogo e tuttavia la conclusione, diremmo, ‘lascia la bocca amara’. Ci aspetteremmo il ripristino di un fatto positivo e naturalmente confortante quale può essere quello del ritorno delle rondini. Ci aspetteremmo la riparazione di un torto o sopruso avvenuto. Ma ciò non accade. Nessun ripristino, nessuna riedizione positiva. Ormai quel gesto naturale del ritorno ad uno spazio gradito viene disatteso. Perché questo? Forse perché la comunità non ha impedito, a chi si opponeva all’accoglienza ogni primavera delle rondini, di portare a compimento il suo atto discriminatorio. Ma forse anche perché la realtà non ci permette e non concede atti consolatori, la realtà è più crudele delle nostre speranze ed aspettative.
Anche il finale del racconto “il marito della selknam” lascia perplessi. E’ straniante, direbbe Sklovskij. Ma in genere tutti i finali di questi racconti sono stranianti.
Remigio, che è ritornato al suo paese dopo decenni e rincontra la sorella rivive con la memoria tanti episodi vissuti con lei quando erano piccoli, poi lei lo porta in soffitta perché vuole fargli una sorpresa e gli presenta un ombrello, quello che lui aveva lasciato quando era partito. “Ma questo particolare, il vecchio Remigio, ormai non lo ricordava più”. Avviene anche qui qualcosa che il lettore non si aspetterebbe perché se un oggetto era così rappresentativo per un personaggio lo avrebbe dovuto essere anche per l’altro ed invece per uno dei due non ha avuto alcun significato tanto che l’ha rimosso dalla memoria. Ricordi, oggetti, che dovrebbero unire a questo punto sembrano dividere, separare. Ciascuno rimane nella sua individualità, nella sua solitudine, nel mondo che lui stesso costruisce e che molto spesso non collima col mondo dell’altro, così che oggetti, ricordi diventano un elemento di separazione.
La scrittura di Adrian Bravi è veramente interessante. La sua maestria nel tracciare vicende e personaggi è straordinaria non perché quest’ultimi sono straordinari, ma perché sono come siamo noi, perché sono poveri e miseri come noi siamo poveri e miseri, perché sono senza gloria e senza infamia così come anche la stragrande maggioranza delle persone in tutte le parti del mondo è senza gloria e senza infamia.
I personaggi del romanziere di origine argentina sono del tutto anomali rispetto a quanto si produce nella letteratura scritta o filmata dei nostri tempi ove l’eccezionalità è la regola. Ormai nella creazione fantastica, nella vita reale si persegue lo straordinario. I reality, come “l’isola dei famosi” vivono di eccezionalità, nell’abbigliamento, nei gesti, nei discorsi, nelle prove. Chi non regge a queste grandiosità viene osteggiato, se non disprezzato, mentre chi ha saputo essere al di sopra per anni viene osannato e portato come esempio, così che anche chi commette un delitto non si ferma al solo delitto, ma lo pensa, l’organizza nella sua mente come un fatto che deve fare spettacolo, che deve lasciare tutti sbalorditi.
La normalità, la dimensione ridotta dei gesti, dei sentimenti dei personaggi creati da Adrian Bravi sono quanto di più umano e più necessario ai nostri tempi. Sono il controcanto indispensabile se vogliamo uscire dalle nostre tormentate nevrosi.

 
Polizia e democrazia
Eum Redazione

di Michele Turazza, Polizia e democrazia, n. 173, luglio-settembre 2016

Nove racconti, scritti in anni diversi, compongono le “Variazioni straniere” di Adrián Bravi, argentino d’origine e marchigiano d’adozione, bibliotecario presso l’Università degli Studi di Macerata. Il filo rosso che lega i suoi scritti è uno dei temi più d’attualità, che affonda però le sue radici fin dalla comparsa dell’uomo sulla Terra: il suo essere migrante, costantemente in viaggio, in fuga da qualcosa o alla ricerca di qualcos’altro.
“Ad ogni modo qui in frontiera per ora il lavoro non manca, perché la maggior parte degli slavi che arriva in stazione viene arruolata per la costruzione del grande muro che divide il paese dal resto del mondo. Sia verso nord che verso sud hanno cominciato ad alzare una grossa barriera protettiva che segue tutta la linea verticale del confine. Non si sa bene da cosa si debbano proteggere…”.

 
La Bottega di Hamlin
Eum Redazione

Di Donato Bevilacqua, "Muri" e "frontiere", il rapporto tra letteratura e migranti, le “variazioni” umane nei racconti: l'intervista a Adrián N. Bravi, La Bottega di Hamlin, 11 ottobre 2016

Variazioni straniere è una piccola raccolta di racconti che Adrián Bravi ha scritto sul tema della migrazione. Un argomento quanto mai attuale che affrontiamo in questa intervista con l’autore, che ci parla delle sue storie, del concetti di muri e frontiere, del rapporto tra letteratura e migranti e delle “variazioni” umane dei suoi racconti.

- Caro Adrián, con Variazioni straniere tocchi il genere del racconto. Come mai per questo argomento hai scelto il ‘vestito’ del racconto e non del romanzo?
- Questo libro raccoglie una serie di racconti che ho scritto in anni diversi. Sono racconti che parlano di stranieri, in senso lato, e fino a quando non ho deciso di metterli insieme (grazie alla proposta della prof.ssa Marisa Borraccini) non mi ero reso conto di averne scritto un discreto numero sull’argomento. Mi sono sempre confrontato con la forma breve, perché ti permette di ampliare le possibilità, da qui il titolo.

- Sono racconti che però sembrano costruire un percorso, come se dovessimo concepire questo libro come una storia unica. È così?
- In parte sì, perché ognuno racconta, a modo suo, una storia di “straniamento” che nell’insieme si trasforma in un libro con molte varianti. Ed ecco che troviamo l’anziano che narra la sua morte e il suo rapporto con la badante, o l’albino nato in un piccolo villaggio sperduto nella giungla che diventa uno straniero per i suoi parenti – mi riferisco al racconto L’albino e il tumuto che fa parte della raccolta. Insomma, c’è un filo comune che unisce tutti i racconti.

- In questo libro ci sono figure “al confine”, “al limite”. Quanto il migrante è davvero così lontano da una piena integrazione nella società?
- È difficile parlare in generale del “migrante” o dello “straniero”, perché il “migrante” o lo “straniero” in sé non esiste, esistono le persone che emigrano e ognuna di queste reca la propria storia, la propria esperienza e tutto quello che comporta il fatto di dover lasciarsi alle spalle il luogo dove si è nati. Io ho cercato solo di raccogliere alcune storie di “smarrimenti”. Ripeto quello che ho detto altre volte: sono convinto che dal punto di vista tassonomico l’uomo andrebbe annoverato tra le specie migratorie. Vivere significa migrare.

- Oggi si parla tanto dei concetti di “muro” e di “frontiera”. Qual è il rapporto dei tuoi personaggi con questo limite da oltrepassare?
In uno dei racconti, Il muro sulla frontiera, si narra la storia dei migranti che vengono arruolati in frontiera per costruire un muro che impedisce il passaggio dei migranti stessi. È un’idea paradossale, ma non fuori dalla realtà che vediamo oggi. I muri, si sa, servono più per arroccare le persone dentro il proprio guscio che per impedire di attraversare le frontiere. Non esistono solo muri di filo spinato o muri di cemento armato (i più folli e cretini). Esistono anche muri linguistici, muri che riguardano l’integrazione, persino l’indifferenza potrebbe considerarsi un muro. Quindi, una persona costretta ad abbandonare il proprio posto sa che dovrà attraversare tanti ostacoli (che un indigeno non si immagina neanche di cosa significa tutto questo), l’importante, penso, è saper declinare questa esperienza per arricchire la propria vita.

- Sembra però che il viaggio per andare al di là dei muri rappresenti anche un viaggio interiore dei protagonisti. Come cambia, se cambia, l’identità dei migranti durante la migrazione?
- Si diceva prima, ogni persona che parte porta con sé la propria storia e sta a lui piegarla in un modo o l’altro. Negli ultimi anni della sua vita Plutarco scrive una lettera, L’esilio, al suo giovane amico Menemaco di Sardi, per consolarlo dal fatto di essere stato mandato in esilio e lo invita a non considerare lo sradicamento come un male in sé. Questo significa che la migrazione, non sempre, ovvio, può trasformarsi in un percorso interiore.

- Qual è il ruolo della letteratura e del racconto nell’era attuale, di fronte alle storie dei migranti? Quale il compito degli scrittori?
- Penso che il compito dello scrittore, se così vogliamo chiamarlo, consiste nel raccontare storie. È un mestiere antichissimo, che risponde a una necessità primordiale. Spesso queste storie ci aiutano a capire meglio quello che vediamo tutti i giorni davanti a noi, ma questo è un altro discorso che riguarda il modo di leggere o di ascoltare. Lo scrittore, diceva Manganelli, sceglie di essere inutile, poi si mette a raccontare come meglio crede le cose, giusto per complicarle un po’. Insomma, lo scrittore ha il compito, e non è poco, di scrivere il meglio possibile, non per cambiare la realtà, ma per cambiare la rappresentazione della realtà.

- Per concludere, Adrián, che cosa sono queste “variazioni” dei tuoi racconti? Da dove nascono e dove ci conducono?
- Le “variazioni” sono figure narrative attraverso le quali ho cercato di raccontare alcune storie di vita. Sono stato spesso sollecitato da questi temi, perché vivo, anche se pienamente integrato, in un posto in cui non sono nato e che ho scelto lasciandomi alle spalle la mia terra d’infanzia (non solo la terra, ma anche la lingua – di fatto, sto scrivendo in una lingua che mi ospita e che ho imparato da grande; la lingua è il mio muro quotidiano). Quindi, la migrazione mi tocca da vicino perché provengo da una famiglia che ha attraversato l’Atlantico diverse volte. Dove ci conducono le “variazioni” non lo so, speriamo che non ci portino lontano dai propri sogni.

http://libri.labottegadihamlin.it/vivere-significa-migrare-intervista-ad-vere-significa-migrare-intervista-ad-adrian-bravi-4401

 
La Bottega di Hamlin
Eum Redazione

di Donato Bevilacqua, La Bottega di Hamlin, 12 settembre 2016

Con "Variazioni straniere", Adrián N. Bravi tocca da vicino il tema dei migranti e della migrazione. Una raccolta di racconti in cui protagoniste sono le piccole-grandi storie di persone semplici che vivono superando frontiere, limiti e confini.

Che cosa sappiamo davvero dei migranti, delle migrazioni, degli stranieri? Pensiamo che tutto sia racchiuso in quei barconi che attraversano il Mediterraneo, ma non è così. Adrián N. Bravi utilizza lucidità ed ironia per parlare dell’immigrazione e dell’integrazione, e lo fa con Variazioni straniere, un libro piccolo che porta in sé il peso di questo tempo.

Nove racconti, che sono stati scritti in anni diversi e già pubblicati in altre riviste e antologie, ma che ora Adrián Bravi ha voluto raccogliere in Variazioni straniere, una specie di percorso sui migranti, sulle loro storie, sulla possibilità di integrazione nella nostra società, e quindi sul loro ruolo nella società. Nella “fauna” immensa e variegata di Bravi ci sono espatriati, esiliati, ospiti e ospitanti. Tutta gente che vive o tenta di vivere ai margini, alla ricerca di un proprio posto in mondi nuovi, a combattere con la possibilità di rimanere attaccati alle proprie radici. Potremmo quasi definire Variazioni straniere come una classificazione di figure a cavallo o al limite, al confine; termini che in questi racconti non indicano solo l’interruzione di una vita senza la certezza dell’inizio di una nuova, ma che stanno proprio a raccontarci dei “muri” materiali, dei confini territoriali che i protagonisti superano andando incontro all’ignoto
Ci sono anziani che vogliono morire nella propria terra o che parlano dopo la morte, raccontando della badante ucraina; ci sono immigrati che devono costruire un muro per impedire l’accesso agli stranieri; persone che diventano straniere nel proprio villaggio; chi non può più ballare il tango. La classificazione di personaggi di Variazioni straniere non è però quella classica, perché oltre alla categorizzazione guarda alle sfumature di ognuno, ai sentimenti, alle possibilità – sfruttate o no -, alle perdite e al dolore. Ogni racconto termina con l’idea di come potrebbe essere stato.

Adrián Bravi ci sta dicendo che, in fondo, sappiamo davvero poco dei migranti, degli stranieri. Ci sta dicendo che i confini ancora esistono, che una patria non vale un’altra, che dietro ad ogni uomo o ad ogni donna c’è una storia che merita di essere raccontata; che i viaggi verso l’ignoto non sono solo quelli dei barconi e del Mediterraneo, ma che dovunque esiste un muro, lì c’è uno straniero, una possibilità…di rifiuto, di accoglienza, di racconto. Lì ci sono varianti e variazioni, differenze da scoprire.

"Io che lievemente chiudo gli occhi e mi lascio andare per sempre […] verso l’altro mondo".

Leggi la recensione alla pagina http://libri.labottegadihamlin.it/recensioni/adrian-n-bravi-variazioni-straniere-4379

 
Leggere:tutti
Eum Redazione

Di Valentina Tonolo, Leggere: tutti, n. 104, giugno 2016, p. 46

Variazioni straniere è una raccolta di nove racconti scritti e pubblicati in tempi diversi in varie riviste e antologie.
Un libro di piccole dimensioni e di novanta pagine, potrebbe sembrare esile, ma in realtà non può non lasciare il segno per originalità e acuta ironia.
Le storie pur drammatiche sono narrate con uno stile preciso, pulito e sviluppate con una struttura mai scontata. Quando si scorre un buon libro come questo si ha la sensazione che leggere non sia una perdita di tempo, ma la possibilità di recuperarlo nella scoperta di mondi che l’autore ci mette a disposizione.
“L’uomo in fondo resta sempre un animale migrante, no?” Dice, in un racconto, Remigio sposato a Buenos Aires con Joaquina, indigena adottata che decide di morire nella terra dei guanachi tra le impronte dei suoi antenati. Vedovo dopo sessant’anni di vita anche Remigio sceglie dove morire. Ritorna dalla sorella a Recanati, affrontando la lunga traversata.
Migranti sono la maggior parte dei protagonisti. Migranti tra migranti, che strappano o vengono strappati dalla terra d’origine per andare incontro alla speranza di un destino favorevole che spesso si trasforma in tutt’altro.
Franco a quattro mesi, insieme alla famiglia, arriva con la nave in un quartiere malfamato di Buenos Aires e a cinquantacinque anni ritorna in Italia malato di cuore e poi ancora riprende la nave per ritornare in Argentina. È proprio la nave dunque ad accompagnarlo da un Continente all’altro, in età diverse, diventando la sua dimora passeggera, che lo ospiterà anche nel giorno della morte.
Giuseppe “che parla” da morto, ucciso dalla moglie, sceglie di raccontare gli ultimi mesi della sua vita, in prossimità dei novant’anni, per ricordare la badante ucraina, Irina, quella che gli ha tenuto le mani e accarezzato il volto mentre arrivava l’ambulanza per ricoverarlo.
Liberio settantaduenne, senza reagire troppo, accoglie in un’atmosfera surreale una donna dall’età indefinibile, polacca, che dice di essere sua figlia.
Ogni storia fa contemporaneamente sorridere e rabbrividire per i fatti narrati come se l’autore mostrasse la vita senza accusarla mai di essere ingiusta, come se tutti i migranti non la respingessero per risentimento, ma la accogliessero per non saper fare altro. Un’attenzione particolare va all’ultimo racconto, breve, ma prezioso.

Il sito di Leggere: tutti http://www.leggeretutti.net/

 
Scaffale
Eum Redazione

Per la rubrica "Scaffale" in onda all’interno di "Buongiorno Regione" e del "TG Marche" Giancarlo Trapanese ha segnalato il volume Variazioni straniere di Adrián N. Bravi

Guarda la puntata (min. 23.35 ca) http://goo.gl/PwiBJo

 
Sesamo didattica interculturale - GIUNTI Scuola
Eum Redazione

Adrián N. Bravi, scrittore e bibliotecario, pubblica una serie di racconti che, con ironia e leggerezza, gettano uno sguardo dolceamaro sul ruolo dei migranti nella nostra società.

Esce per le edizioni Eum dell'università di Macerata una raccolta di racconti di Adrián N. Bravi, nato a Buenos Aires e da circa vent'anni residente nelle Marche, a Recanati. Già autore di romanzi (in spagnolo e in italiano) e di un testo per bambini, Bravi raduna in questo nuovo libro nove storie accomunate da un tema di fondo: non tanto e non solo la migrazione, ma il sentirsi o l'essere percepiti come stranieri in un luogo, i modi dell'incontro con l'alterità e quelli della sua gestione.

Franco Jakarkiewicz, per esempio, muore cinquantenne d'infarto mentre torna su una nave in Argentina dopo esser stato portato in Italia e allattato insieme ad altri bambini su un barcone dalla mamma migrante. Attraverso gli occhi del pensionato Giuseppe Spadoni riceviamo un innamorato ritratto di una badante ucraina (cui la moglie dello stesso Giuseppe infligge ordini insopportabili e malevoli pregiudizi). Ci sono anche le storie di un albino emarginato nel suo villaggio, di un paraguaiano che non sa ballare il tango, di alcuni immigrati arruolati per la costruzione di un muro che impedirà l’ingresso di altri stranieri nel Paese (uno dei pezzi più belli e doloranti della raccolta).

Come si vede, sono tutte situazioni in bilico tra la peggiore realtà e l'avventura surreale, rese peraltro godibili da uno stile leggero e piano, che conosce le virtù dell'ironia. Proprio grazie a questa scrittura Bravi riesce a lanciare potenti avvertimenti al lettore, inchioda tic e pregiudizi atavici, denuncia le innumerevoli facilonerie buoniste che tanto spesso nascondono criminali atti di vigliaccheria e pigrizia nei confronti dell'Altro vicino e lontano.

Sesamo didattica interculturale - GIUNTI Scuola: http://www.giuntiscuola.it/sesamo/magazine/news/variazioni-straniere/

 
Storia e fantasia si fondono nell’ultimo libro di Adrian Bravi dedicato ai migranti, "Variazioni straniere"
Eum Redazione

Il volume è stato segnalato nel sito web di informazione locale Il Cittadino di Recanati




 
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