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Scrivere il dialetto Mostra a grandezza intera

 
 

Informazioni

Scrivere il dialetto

Proposte ortografiche per le parlate delle aree maceratese-camerte e fermana

Agostino Regnicoli

Disponibilità: disponibile

9,50 €

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10,00 €

Note sul testo
Perché sia possibile leggere un testo, tra scrittore e lettore deve sussistere una convenzione, più o meno tacita, sul valore dei segni utilizzati, pena l'impossibilità di "dar voce", anche solo mentalmente, al testo stesso. A volte, in mancanza di un accordo esplicito, il modo corretto di pronunciare certe parole non è scontato. Lo scopo del presente "manualetto di ortografia maceratese" è appunto offrire a chi scrive testi dialettali, ad esempio per finalità artistico-letterarie o documentaristiche, uno strumento per "mettersi d'accordo" con i lettori su come rappresentare i suoni del dialetto, per poter leggere correttamente le parole, sulla base di convenzioni ortografiche condivise. È però necessaria una preliminare consapevolezza della natura dei suoni che utilizziamo quando parliamo, del fatto che i suoni dell'italiano e del dialetto non sempre coincidono, e che i due sistemi seguono regole diverse. A questo fine il libro introduce nozioni di base di fonetica articolatoria offrendo un ricco corredo di schemi articolatori. Vengono poi presi in esame alcuni fenomeni fonetici specifici dei dialetti delle aree trattate e delle loro varietà, riflettendo sui modi migliori per rappresentarli nell'ortografia mediante un uso attento e coerente di accenti, apostrofi, combinazioni di lettere, separazione delle parole. Il manuale si conclude con una piccola antologia di testi dialettali, diversi per tipologia e località, nei quali vengono applicati (con varianti) i princìpi qui esposti, che è accompagnata da una pratica tabella riepilogativa delle convezioni ortografiche proposte. Allo scopo di renderlo accessibile anche a un pubblico di non specialisti, nel testo si è cercato di utilizzare un linguaggio semplice e chiaro, riducendo al minimo l'uso di termini tecnici senza per questo rinunciare al necessario rigore scientifico.

Note sull'Autore
Agostino Regnicoli Tecnico-amministrativo presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Macerata, ha collaborato alle attività del LaFoS (Laboratorio di Fonetica e Scrittura), curando tra gli altri gli atti delle XII Giornate GFS.AIA (Macerata, 2000), e del "Progetto Dialetto - Testimonianze dialettali nel Maceratese", curando l'antologia "...Lì comincia 'na vallata che pure un budéllu..." (con M. Pucciarelli). Si è occupato di aspetto verbale in inglese, dell'espressione linguistica dello spazio in maceratese, di fonetica e grafia dei dialetti di quest'area. Ha curato la raccolta di saggi di Flavio Parrino Sul parlare maceratese (con C. Babini) e la revisione ortografica di testi dialettali del Maceratese in prosa, poesia e per il teatro.

Indice
Presentazioni di
Antonio Romano
Diego Poli
Francesca Chiusaroli

Premessa

1. Introduzione
1.1. Le Marche e le aree maceratese-camerte e fermana nel contesto dialettale italiano
1.2. Unità e diversità delle aree maceratese-camerte e fermana
1.3. Ma si parla ancora dialetto?
1.4. Vale la pena di “conservare” il dialetto?
1.5. Esempi di uso attuale del dialetto

2. (Tra)scrivere correttamente il dialetto: perché, che cosa, come
2.1. Perché è importante trascrivere il dialetto nel modo più accurato e leggibile possibile
2.2. Trascriviamo (quasi) esattamente quello che diciamo (o sentiamo)
2.3. Un esempio di trascrizione accurata ma poco leggibile: la trascrizione fonetica
2.4. Esempi di trascrizione assai poco accurata, e perciò anche poco leggibile
2.5. L’italiano ha una grafia “fonetica”? Fino a un certo punto

3. Cenni di fonetica articolatoria. Le vocali. Accenti e apostrofi
3.1. Qualche nozione di base di fonetica articolatoria
3.2. Le vocali
3.3. Le vocali del dialetto maceratese
3.4. Accento tonico e accento grafico
3.5. Dittonghi e iati
3.6. Uso dell’apostrofo (e non uso dell’accento circonflesso)

4. Le consonanti
4.1. Generalità
4.2. Il repertorio delle consonanti del dialetto maceratese
4.3. La pronuncia delle consonanti vista più in dettaglio
4.3.1. Occlusive
4.3.2. Nasali
4.3.3. Fricative
4.3.4. Affricate
4.3.5. Laterali
4.3.6. Vibranti
4.3.7. Approssimanti
4.4. Consonanti del maceratese assenti in italiano: le occlusive palatali chj [c], ghj [ɟ]
4.5. Le fricative postalveolari sc(i) [ʃ], sg(i) [ʒ]: italiano e maceratese a confronto

5. Alcuni fenomeni fonetici dell’italiano e del maceratese
5.1. Assimilazioni e coarticolazioni: le nasali
5.2. Le assimilazioni delle nasali in maceratese
5.3. «Ci sono due varianti: qual è quella giusta?»
5.4. I “raddoppiamenti sintattici” (cogeminazioni)
5.5. Un altro tipo di raddoppiamento: le autogeminazioni
5.6. Ulteriori considerazioni sulle consonanti del maceratese: la posizione “debole”

6. Questioni ortografiche controverse
6.1. Un problema ancora aperto: c’ha, ci-ha, cià, ci-à…?
6.2. Uso dell’h con le voci del verbo ‘avere’
6.3. La divisione delle parole
6.4. Incontri sintattici con nasali e confini di parola

7. Esempi di trascrizione di testi dialettali
7.1. Introduzione
7.2. “Il vento di tramontana e il sole” in italiano e nei dialetti di Servigliano (FM) e Macerata
7.3. Una poesia nel dialetto di Matelica (MC)
7.4. Un brano di prosa nel dialetto di San Severino Marche (MC)
7.5. Un brano di prosa nel dialetto di Urbisaglia (MC)
7.6. Un brano da una commedia nel dialetto di Treia (MC)
7.7. Una traduzione dal francese al dialetto maceratese
 
8. Riepilogo delle convenzioni ortografiche proposte
 
9. Conclusioni
 
Bibliografia
 
Note
Quaderni linguistici letterari e filologici V 2020
Collana del Dipartimento di Studi Umanistici
 
In copertina: rielaborazione grafica, a cura dell’autore, di una pagina del manoscritto della commedia di Mario Affede Perché, perché, Marì’?, redatta nel 1930 in dialetto maceratese, sovrapposta alla rappresentazione dell’apparato fonatorio.
  • Codice ISBN (print) 978-88-6056-680-5
  • Codice ISBN (PDF) 978-88-6056-681-2
  • DOI https://doi.org/10.48219/QLLF_60566812
  • Numero pagine 116
  • Formato 14x21
  • Anno 2020
  • Editore © 2020 eum edizioni università di macerata
La Bottega di Hamlin
Eum Redazione

Scrivere il dialetto: la voce del dialetto marchigiano

di Giorgio Cipolletta, La Bottega di Hamlin, 30 Giugno 2021

I dialetti, come le lingue, si mantengono in vita finché ci sono i parlanti che li usano. Partendo da questa riflessione nasce un interessantissimo e agilissimo libricino sfornato dalla casa editrice dell’Università di Macerata (eum, 2020) scritto da Agostino Regnicoli dal titolo Scrivere il dialetto. Proposte ortografiche per le parlate delle aree maceratese-camere e fermana.

Il libro
L’autore traccia la sua analisi e ricerca partendo dalla propria esperienza personale durante un Laboratorio di Fonetica e scrittura (LaFoS) ridenominato così nel 2013 e nato nel 1999 all’Università di Macerata come “Laboratorio di Fonetica Sperimentale”. L’obiettivo del laboratorio era quello di analizzare la lingua nelle sue proprietà fonetiche e la scrittura come mezzo di rappresentazione.
Partendo proprio da questa situazione laboratoriale le scritture standard e fonetiche, tachigrafie, pasigrafie e scritture dialettali sono diventati tutti ingredienti di una ricerca esemplare per chi ama affrontare i problemi della linguistica e in modo particolare della fonetica.

Scrivere il dialetto – La recensione
Con Scrivere il dialetto Agostino Regnicoli ci regala un manualetto di ortografia maceratese, destinato a chi scrive testi dialettali, senza perseguire nessuna finalità letteraria o documentaristica. L’autore inquadra alcune aree del dialetto marchigiano proponendo soluzioni ortografiche, suoni e combinazioni non presenti nella lingua italiana. La fortuna di questo manualetto è quella di parlare a tutti, specialisti e non, senza però rinunciare al rigore scientifico che contraddistingue l’autore. Il linguaggio è semplice e chiaro spesso accompagnato da schemi e figure per far capire al lettore i fenomeni caratteristici del maceratese.
Si sa che la voce è una faccenda complessa e quando parliamo attiviamo dei meccanismi articolatori molto interessanti senza accorgerci. Le consonanti che produciamo quando l’aria esce dai polmoni, una volta superata la glottide, incontra un ostacolo di qualche tipo, come una chiusura o un restringimento. Le varie consonanti sono prodotte sia in base al punto dove viene a trovarsi l’ostacolo (punto di articolazione), al tipo di ostacolo (modo di articolazione) ed infine alla presenza o assenza di vibrazione delle corde vocali (sonorità). Nel repertorio delle consonanti, intricatissimo, se pensiamo che a seconda di come due organi si avvicinano o entrano in contatto avremmo le consonanti bilabiali, attivando il labbro inferiore e i denti superiori quelle labiodentali etc…. Così accade nei modi di articolazioni dove a seconda di come sono posizionati gli organi fonatori avremmo le occlusive, le nasali, le fricative, le vibranti etc.. Superato qualsiasi ostacolo di restringimento o chiusura l’aria se non incontra ostacoli invece di produrre consonanti, produrrà vocali, che pronunciamo, anche esse, in base alla forma che assume la cavità orale. In questo caso avremo le vocali, chiuse, semichiuse, semiaperte, aperte, anteriori, centrali, posteriori posizionati nell’incrocio di in un trapezio vocalico dinamico. Chiunque in un corso di Fonetica Sperimentale sicuramente si imbatterebbe dentro a questo valzer di sonorità e sordità.
Regnicoli esplora l’unità e la diversità del dialetto sia nell’area del maceratese-camerte costituita dalla parte nord della provincia di Macerata, con l’esclusione del bacino del Chienti, sia in quella fermana che comprende invece la parte meridionale della provincia di Macerata, l’intera provincia di Fermo, con i dialetti di transizioni, il lembo settentrionale di quella di Ascoli Piceno. In altre parole per Regnicoli ogni centro del territorio ricercato può vantare qualche peculiarità che differenzia il suo dialetto rispetto ai centri limitrofi, ma senza però mettere in discussione l’appartenenza a quell’area dialettale. Nell’ultimo paragrafo dell’opera si offre al lettore alcuni esempi di trascrizioni di testi vernacolari e persino una traduzione in maceratese – sicuramente necessaria e spero amplificata per tutta l’opera – del primo capitolo del racconto Le Petit Prince di Antoine de Saint-Exupéry (1946), il testo più tradotto al mondo dopo la Bibbia, circa trecento tra lingue e dialetti.
Affinché ci sia una possibilità di lettura di un testo qualsiasi, tra lettore e scrittore dovrà esserci un patto, o meglio una convenzione tacita sul valore dei segni utilizzati. Con Scrivere il dialetto, la forza articolatoria della voce esplode in un affasciante percorso sonoro dove il dialetto (in questo caso il maceratese e tutte le sue sfumature limitrofe) può aiutarci ad una maggiore consapevolezza delle parole, dei suoni, del timbro e della sua scrittura ortografica. In questo connubio tra voce e testo, Regnicoli, in maniera brillante, ci dona un percorso unico esponendo e proponendo un uso attento e coerente di accenti, apostrofi, combinazioni di lettere. Scrivere il dialetto restituisce voce al (ai) dialetti, perché vale la pena di conservarli, ricercarli, riattivarli, e soprattutto riscoprirli con tutte le sue incredibili sfumature, qualità e virtù. In fondo è l’uso (della lingua) che ne fa la regola.
Se siete curiosi di questo mondo o appassionati di fonetica e dialetti, l’autore sarà presente al Festival di Macerata Racconta. Introdurrà Barbara Malaisi insieme agli allievi della Scuola di Studi Superiori Giacomo Leopardi (UNIMC). (http://www.macerataracconta.it/wordpress/)

https://www.labottegadihamlin.it/2021/06/30/scrivere-il-dialetto-la-voce-del-dialetto-marchigiano/

 
Bollettino dell'Atalante Linguistico Italiano
Eum Redazione

di Valentina De Iacovo, Recensioni e segnalazioni, Bollettino dell'Atalante Linguistico Italiano, III Serie - Dispensa N. 44 2020, pp. 260-261

Proponendosi come «strumento per “mettersi d’accordo” con i lettori su come rappresentare i suoni del dialetto, e quindi su come leggere correttamente le parole, grazie a convenzioni ortografiche condivise», questo volumetto rappresenta, ancora una volta, la volontà di trovare un punto di contatto tra pronuncia e ortografia ovvero tra chi quei suoni li mastica quotidianamente e chi cerca di garantirne una traccia per i posteri. L’Autore ha bisogno dunque di problematizzare alcune riflessioni sull’utilizzo odierno del dialetto e su quali debbano essere le premesse per una sua trasposizione scritta: quale scrittura può mostrarsi fedele al suono? Quali convenzioni bisogna seguire per mettere ordine e su quali aspetti ci si può concedere più possibilità? Si comincia quindi col situare geograficamente queste parlate per puntualizzarne subito la complessità (seppur, a prima vista, di un territorio relativamente esteso), tipica dei dialetti d’Italia, che vede la convivenza (e quindi l’influenza) di tre gruppi dialettali, il gallo-italico, il (peri)mediano e il meridionale, in una unica regione, le Marche. Si passa così al descrivere quali suoni appartengono al sistema maceratese attraverso un confronto con i suoni vocalici e consonantici dell’italiano, ovvero la conoscenza dell’altro si rafforza passando dalla propria, facendo subito emergere il bisogno di disambiguare certe forme scritte (l’utilizzo dell’accento e di alcuni diacritici presenti nelle vocali) o evidenziando delle asimmetrie (l’assenza di distinzioni di lunghezza per la fricativa postalveolare sonora in posizione intervocalica). L’apprezzabile modus operandi adottato risulta inoltre essere anche didattico perché descrive con chiarezza i principali fenomeni articolatori dei suoni vocalici e consonantici servendosi di rappresentazioni grafiche come gli orogrammi e facendo ben emergere coppie minime attraverso i numerosi esempi (anche considerati inesatti laddove si cerca di motivare la resa grafica di un determinato suono). Dopo questa prima parte (organizzata nei primi quattro capitoli), il dialogo con il lettore può quindi aprirsi alle questioni più spinose legate alla trasposizione grafica di alcuni fenomeni tipici di questo dialetto come l’assimilazione progressiva di alcuni suoni sordi in sonori o quella regressiva di alcuni suoni sonori in nasali, la cogeminazione, l’autogeminazione (§ V) o ancora alcune questioni controverse come l’uso dell’h nelle forme del verbo avere o la suddivisione delle parole (§ VI), sempre in un’ottica di comprensione e coerenza. Attraverso il materiale raccolto e prodotto (in particolare § VII), l’Autore dimostra un’impeccabile padronanza rispetto ai fenomeni orali presenti nello spazio dialettale in cui vive (e alle trasposizioni scritte nella realtà dei social network). Emerge dunque un ultimo concetto rilevante che l’Autore implicitamente esprime: chi si approccia a questo genere di esercizio deve essere dotato di una sensibilità metalinguistica e uditiva essenziali nella buona riuscita di questo compromesso linguistico.

http://atlantelinguistico.it/la-rivista.html

 
Dialettiamo
Eum Redazione

Piergiorgio Gualtieri intervista Agostino Regnicoli.

"#Dialettochepiacere​! Grazie ad #AgostinoRegnicoli​ scopriamo le convenzioni comuni tra chi parla e chi ascolta, tra chi scrive e chi legge".

https://bit.ly/3efocdS

 
Orizzonti della Marca
Eum Redazione

di Alessandro Feliziani, Orizzonti della Marca

Per papa Francesco il dialetto è il linguaggio del “focolare”, la lingua che «viene dal cuore, la più familiare e la più vicina a tutti». Nel dialetto si racchiudono le tradizioni di una comunità. Lo si apprende con naturalezza sin dalla più tenera età e non lo si dimentica più. Anche in capo al mondo si è in grado di riconoscere un conterraneo semplicemente dal “suono” di una sua parola. L’oralità è stata lo strumento prevalente di trasmissione del dialetto e lo è ancora oggi. L’uso scritto appartiene soprattutto alle opere letterarie: commedie, novelle e poesie in vernacolo.
Ma come si scrive il dialetto? E soprattutto, come si legge il dialetto? In italiano, salvo casi particolari, le parole si scrivono come si leggono e quando occorre ci aiutano gli accenti. In dialetto è tutto molto più difficile, perché la lingua dialettale presenta un’infinità di suoni, che variano anche da zona a zona di uno stesso territorio. E come si fa a trascrivere il suono delle parole e poi a leggerlo correttamente? Per quanto riguarda il dialetto delle aree maceratese-camerte e fermana viene ora in soccorso un piccolo manuale di ortografia di Agostino Regnicoli, a lungo collaboratore del laboratorio di fonetica e scrittura presso il dipartimento di studi umanistici dell’Università di Macerata.
Il libro – come scrive l’autore nella premessa – vuole «offrire a chi scrive testi dialettali uno strumento per ‘mettersi d’accordo’ con i lettori su come rappresentare i suoni del dialetto, per poter leggere correttamente le parole, sulla base di convenzioni ortografiche condivise». Nei diversi capitoli, oltre a nozioni di base di fonetica, sono presi in esame alcuni fenomeni fonetici specifici dei dialetti delle aree maceratesecamerte e fermana e i modi migliori per rappresentarli nell’ortografia mediante un uso attento e coerente di accenti, apostrofi, combinazioni di lettere, separazione delle parole. Il volume contiene anche una piccola antologia di testi dialettali, accompagnata da una pratica tabella riepilogativa delle convezioni ortografiche proposte.
Diego Poli, docente di glottologia, che ha scritto uno dei tre testi di presentazione (gli altri due sono di Antonio Romano e Francesca Chiusaroli), nel ricordare Manzoni, sottolinea come sia l’uso a fare la regola e l’autore, nelle conclusioni, sottolinea che le proposte avanzate nel testo «non vogliono avere una valore prescrittivo», ma essere solo suggerimenti per agevolare la scrittura e la lettura dei testi nei dialetti della aree maceratese-camerte e fermana, auspicando tuttavia «che si possa arrivare ad uno standard che superi le oscillazioni ortografiche riscontrate fino ad oggi».

 
Il Resto del Carlino
Eum Redazione

Linguaggio, le istituzioni diano l’esempio

di Pierfrancesco Giannangeli, il Resto del Carlino Macerata, 21 febbraio 2021

«Sono molto interessanti le considerazioni sul dialetto di Alessandro Feliziani nel pezzo uscito domenica scorsa su questa pagina, che ha ricordato anche il prezioso studio di Agostino Regnicoli sulla scrittura…»

https://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/linguaggio-le-istituzioni-diano-l-esempio-1.6048963

 
Il Resto del Carlino
Eum Redazione

Recuperiamo il sentimento del dialetto

di Alessandro Feliziani, il Resto del Carlino Macerata, 14 febbraio 2021

«...Facile da parlare, ma difficile da scrivere a causa delle tante varietà fonetiche, come ricorda Agostino Regnicoli nel suo libro, “Scrivere il dialetto. Proposte ortografiche per le parlate delle aree maceratese-camerte e fermana” (Eum edizioni)...»

https://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/recuperiamo-il-sentimento-del-dialetto-1.6022943

 
La Rucola
Eum Redazione

"Scrivere correttamente in dialetto? C’è il libro di Agostino Regnicoli, edizioni EUM"

La notizia della pubblicazione del libro "Scrivere il dialetto" è presente nel Supplemento Online al mensile La Rucola di Fernando Pallocchini alla pagina https://bit.ly/3iUnrsu

 
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