eum

edizioni università di macerata

sottoscrivi Newsletter

Valuta: €

Carrello  

Non ci sono prodotti

0,00 € Spedizione
0,00 € Totale

Carrello Cassa

resep masakan >resep masakan Adi Sucipto News and Entertainment delicious recipe berita bola jual obral pojok game recept
Passages metrocorporei Mostra a grandezza intera

 
 

Informazioni

Passages metrocorporei

Il corpo-dispositivo per un'estetica della transizione

Cipolletta Giorgio

eum dir

Disponibilità: disponibile

20,00 €

Prezzo ridotto!

-20%

25,00 €

Note sul testo
Qui i "Passages" di Walter Benjamin divengono metafora, montaggio, architettura fluttuante per tracciare una nuova geografia corporea. La complessità della contemporaneità richiede un nuovo dispositivo transdisciplinare dove le scienze e le arti possano convivere per una terza cultura. Le nuove tecnologie assorbono il corpo e persino i processi della coscienza (technoetica). L’essere vivente deve ripensarsi plurale, sincretico, pluricentrico e capace di fondersi con il sex appeal dell’inorganico, per una neo antropologia dell’artificiale. Il metrocorpo è la risultante di questo processo che recupera una nuova metrica del corpo, disposta ad accettarsi nella complessità di questa ri(e)voluzione. Guardare verso il futuro è la sfida umana del corpo-dispositivo che transita verso un progetto nuovo di esistenza, gettando al di là le basi per ripensare naturalmente la propria tecnologia.

Introduzione di K. Alfons Knauth e postfazione di Massimo Canevacci

In copertina: disegno china su carta di Lisa Gelli

Note sull'autore

Giorgio Cipolletta è dottore di ricerca in Teoria dell’informazione e della comunicazione. Nel 2011 è stato visiting student presso lo ZKM (Zentrum für Kunst und Medientechnologie) di Karlsruhe. Attualmente è docente a contratto per il Laboratorio di Arte visuale e tecnologia presso il Dipartimento di Scienze politiche, della Comunicazione e delle Relazioni internazionali. Collabora con diverse riviste e si occupa di arte contemporanea e nuove tecnologie.

Indice

Introduzione di K. Alfons Knauth

Parte zero
Scrivere il corpo
0.
0.1 Il corpo transmediale
0.2 Scrivere al corpo
0.3 Per uno sguardo transdisciplinare: dal corpo al metrocorpo
0.4 Il metrocorpo

Parte prima
Cosa può un corpo?
1.
1.1 Umano
1.2 Postumano
1.3 Il corpo anagrammatico (Der Anagrammatische Körper)
1.4 Manifesto del Postumano. Capire come il mondo cambia e cambiare il mondo di Robert Pepperell
1.5 Passages metrocorporei (dalla riproducibilità tecnica al post-digitale)
1.6 Vilém Flusser: Technisches Bild

Parte seconda
Technoetics
2.
2.1 La tecnoetica di Roy Ascott
2.2 Sincretismo
2.3 Synthesis
2.4 La terza cultura

Parte terza
Le terze vite
3.
3.1 Body/Bodies: moltiplicazione digitale
3.2 Sognare un corpo telematico
3.3 Being there
3.4 Esecuzione del digitale (VHP, Visible Human Project)
3.5 Avatar
3.6 Le terze vite: per un’antropologia dell’artificiale
3.7 Siamo umani o postumani?
3.8 Kurzweil versus Nicolelis
3.9 Che cosa vuole la tecnologia?
3.10 Pratiche estetiche dell’artificiale
3.11 Dalla realtà aumentata alla realtà ibrida

Parte quarta
Connettitudini
4.
4.1 Bioipermedia, connessioni e moltitudini
4.2 Schermopatia
4.3 Per una estetica touchscreen
4.4 Il corpo come game

Parte quinta
Il corpo-dispositivo
5.
5.1 La disposizione del corpo
5.2 Per una estetica della transizione
5.3 Somaestetica: una proposta disciplinare per una estetica pragmatista di Richard Shusterman
5.4 Dal post- al trans-: verso una prospettiva transumanista
5.5 Una critica alla visione transumanista

Congedo
Variazione metrocorporea (per una nuova metrica del corpo)

Bibliografia e fonti
Postfazione di Massimo Canevacci. Corpi ubiqui
Rainer Maria Rilke, Lettera a un giovane poeta
Ringraziamenti
Indice dei nomi
Indice degli artisti

Note

L’opera è risultata vincitrice al concorso: "Premio Pubblicazione Tesi di Dottorato", Sessione 2012, Area 14: Scienze Politiche e Sociali

Premio Tesi di dottorato
Collana diretta da Rosa Marisa Borraccini e Mariano Cingolani

  • Autore/i Cipolletta Giorgio
  • Codice ISBN 978-88-6056-388-0
  • Linea Editoriale eum dir
  • Numero pagine 538
  • Formato 14x21
  • Anno 2014
  • Editore © 2014 eum edizioni università di Macerata
Cronache Letterarie
Eum Redazione

Alessandro Isidoro Re intervista Giorgio Cipolletta per la rubrica "Noi, Robot" di Cronache Letterarie

“Per questo secondo appuntamento di “Noi, Robot” ho intervistato un giovane artista e studioso che si occupa dei segni del nuovo Tempo, di corpi smisurati e immisurabili, di arte e tecnologia: Giorgio Cipolletta, dell’Università di Macerata. Che, tra l’altro, ha da poco pubblicato un saggio molto interessante dal titolo: Passages metrocorporei. Per un’estetica della transizione, edito da eum (Edizioni Università di Macerata). Abbiamo parlato in un piovoso pomeriggio autunnale, e tra filosofia e scienza, ecco cosa è venuto fuori…”

L’intervista completa è disponibile alla pagina http://cronacheletterarie.com/2017/11/10/corpi-smisurati-intervista-giorgio-cipolletta/

 
Domenica, Il Sole 24 Ore
Eum Redazione

Elena Giulia Rossi recensisce “Passages metrocorporei. Il corpo dispositivo per un’estetica della transizione” di Giorgio Cipolletta per la “Domenica” de “Il Sole 24 Ore” (20 agosto 2017)

 
ReF - Recensioni Filosofiche
Eum Redazione

di Mario Tanga

Il testo di Giorgio Cipolletta è ricco e esteso, impegnativo ed articolato. Scorrendolo incontriamo eterogeneità ma anche una linea argomentativa che punta in una direzione ben precisa: il corpo, protagonista e motore di una svolta culturale epocale. Si parte dalla stasi della contemplazione (estetica) di un oggetto definito - affidata a mente e sentimenti che trascendono il corpo - al fluire di un’esperienza cognitiva e comunicazionale che invece parte dal e ritorna al corpo, rivelandocene commistioni e incroci.
Un orizzonte che rivela tutta la sua ampiezza non appena, dopo averlo percorso, si fa un passo indietro per abbracciarlo con un’unica panoramica: a partire dall’estetica (ed è proprio l’estetica, infatti, a cui fa riferimento il titolo) si giunge a una nuova ontologia del corpo e, insieme, a una dimensione antropologica, epistemologica e di metodologia della cultura, per coglierne il tratto essenziale, il suo "stato dell’arte", avvertendone le tensioni, le tendenze, le contraddizioni.
L’estetica ha oggi conquistato territori che le erano estranei (p. 409-ss), e ha ormai abbandonato i suoi trascorsi di contemplazione di ben bilanciati equilibri e di esatte formule compositive, per divenire essa stessa un vero e proprio "passage metrocorporeo": ha luogo nel non-luogo della transizione e ha per oggetto il non-oggetto del superamento (p. 417).
Il dualismo corpo-mente è definitivamente cancellato. Per entrare nell’ottica di Cipolletta, dobbiamo essere disposti a rimuovere concetti radicati, dati per scontati, come per esempio lo statuto ontologico del corpo inteso come ente materiale, concreto, al quale si concede tutt’al più una giustapposizione alla dimensione mentale: il dualismo di Descartes è sempre difficile da superare…
Il corpo deve allora innanzitutto sfuggire questa sua condizione di separazione da e subordinazione alla controparte concettuale e astratta: sono accezioni riduttive e/o cariche di significati fuorvianti.
E, sull’altro versante, la mente stessa, dice l’autore rifacendosi a Francisco Varela (si veda soprattutto p. 190-ss) e dedicando al problema il paragrafo Being there, è compenetrata al corpo tanto da far parlare di embodied mind o situated mind. Non si capisce, però, il mancato riferimento ad autori che a vario titolo sono ascrivibili al vasto e variegato territorio dell’esternalismo come Andy Clark, David Chalmers, Hilary Putnam, William Lykan, o come i pionieri di inizio Novecento quali Edwin Holt o James Gibson.
Il divenire, tanto della realtà quanto dell’oggettivazione culturale (a prescindere dalle modalità e funzioni della formalizzazione), tanto del mondo quanto di sé, è infatti il grande protagonista di tutto il lavoro di Cipolletta, il fil-rouge che tutto attraversa e tutto lega, mentre il corpo è l’attrattore intorno al quale ruotano tutte le argomentazioni. Anche qui ricorre la questione terminologica, che non è vuoto formalismo, ma va a toccare aspetti semantici importanti. Il corpo diviene così "metrocorpo".
Lo spessore del corpo non è più lo schermo opaco o la zavorra che involgarisce o inquina il piacere estetico, come voleva la tradizione idealista che sopravvive più tenacemente di quanto si creda ancor oggi. Il corpo è condizione e modalità di ogni vissuto estetico ed è imprescindibile l’immersione, anche fisica, nel contesto. È per questo che più che di estetica, Cipolletta ci dice che dovremmo considerare una "somaestetica", a forte connotazione pragmatista.
Il corpo, continuamente citato, sembra apparire in modo nebuloso (o rizomatico, per dirla con Guattari e Deleuze), ma insistendo e insinuandosi anche tra le righe del discorso, si evidenzia come importante attrattore al centro di un’impalcatura radiale, tanto ontologica quanto testuale. Cipolletta cita a questo proposito Capucci, definendo da una parte: «l’insostituibilità del corpo fisico in quanto fulcro dell’esperienza cognitiva, dall’altra il trionfo della dimensione simbolica» (p. 462).
Il superamento semantico del termine - ormai obsoleto - "corpo" fa eco a quello antropologico: proprio il metrocorpo è luogo e protagonista del superamento della sua condizione originaria, soprattutto grazie a un’ibridazione reciproca con la tecnologia digitale. Il prefisso "metro-" rimanda sì al concetto di misura, ma di misura del non limite, del suo superamento. Il metrocorpo attraversa il corpo stesso (è un corpo-territorio, "panoramatico", si delinea un bodyscape, p. 247), coglie infiniti piani di possibilità tanto virtuali quanto concreti (p. 47), tanto naturali quanto artificiali, tanto umani quanto animali (p. 167).
Proprio il corpo è il luogo per eccellenza dell’intersezione più importante. Mai come ora la nostra matrice biologica e la macro-/micro-tecnologia si invadono a vicenda, in modo pervasivo e irreversibile, una commistione che non ha precedenti nella storia e che pone distanze non più ignorabili da quello che, prima, eravamo. Il superamento ha una portata così radicale da richiamare l’oltre-uomo o super-uomo nietzschiano (p. 433). La commistione naturale-artificiale, giocata ormai fin nelle fibre più sottili del nostro organismo - che pare dissociarsi persino dai suoi organi, tanto da parlare di "Corpo senza organi" e, simmetricamente, di "Organi senza corpo" - determina un superamento dell’umano per come è stato sempre inteso, superamento che non va inteso però in modo frettoloso e approssimativo: si veda anche la distinzione tra post-umano e trans-umano.
Quanto il corpo sia investito da questi processi e da queste esperienze è testimoniato, oltre che dalla commistione "bio-techno", anche dalla violazione della sua stessa carne, fuor di metafora. Si parte dall’immaginario letterario e visionario del dottor Frankenstein che smembra i cadaveri e li ricompone per dar vita a una creatura che porta su di sé, come marca primaria, la ferita (p. 89), esito della sua incancellabile genesi cruenta e artificiale. E l’artificio da allora in poi - Cipolletta lega in modo illuminante i passi di questo excursus - sarà manipolazione del corpo con i fini e le funzioni più disparate: dalla prostetica alla chirurgia estetica, dalla produzione di avatar e robot alle più diverse invenzioni antropomorfe, dalle moderne pratiche di piercing e tatuaggio alla performance bizzarra e magari un po’ macabra di qualche attuale performer, che sfocia a volte persino nel teriomorfismo (p. 329), per giungere fino allo stesso cyborg che ormai non abita più solo nella fantascienza, ma è il protagonista di quella che ormai è definita come cyborg culture (p. 94). In tale contesto l’autore avrebbe potuto forse trattare in modo più esplicito anche la modalità haptic di percezione, cui pure sembra far implicitamente riferimento quando parla di extence presence o appena oltre (p. 234).
Tutto questo ci obbliga a rivedere l’autocentratura del soggettivismo che ha segnato il pensiero occidentale soprattutto nella modernità, e che ha tendenzialmente coinvolto anche il corpo, ritagliandone i confini in modo netto, e contrapponendo il dentro al fuori. La pelle, che sembrava il luogo fisico e simbolico di tale separazione, abbandona la tradizionale funzione di barriera per assumere quella di schermo, superficie di scorrimento e di attraversamento di immagini, di epifanie in entrambe le direzioni. Corpo e mondo sono presenti uno all’altro in una modalità immersiva. Questo rapporto è fatto di rimandi tra corpo e mondo, attraverso un’interfaccia la cui funzione è appunto quella di uno schermo double-face (p. 397).
In modo autoreferenziale e consequenziale, Cipolletta dimostra propria tesi. La trattazione è fluida, mobile, multiplanare, non inquadrabile secondo la tradizionale tassonomia disciplinare. Ciò è in forte sintonia e coerenza con una visione della cultura in cui si evidenziano continuità multidisciplinari, sconfinamenti transdisciplinari, contaminazioni, scambi e reciproci attraversamenti, che giungono a coinvolgere non solo le frange marginali dell’impianto epistemico, ma anche e soprattutto i suoi nuclei identitari, di appartenenza a un certo taxon della griglia epistemologica dalle precise coordinate. Transizioni e transazioni investono contenuti e metodi, modelli e pratiche, fino a svuotare di senso e significato il concetto stesso di disciplina, fino a sfumarlo e quasi a dissolverlo e rovesciarlo nell’"indisciplina". Investito di una forte risemantizzazione, tanto da farlo suonare un po’ come neologismo, l’indisciplina sta a indicare non la carenza e il bisogno di ordine, il deprecabile arruffio, ma la fluidificazione, la dinamizzazione dei contenuti, le loro potenzialità di richiamarsi, di rendersi fecondi l’un l’altro, di "fare rete".
La rete, altro riferimento forte del libro, la ritroviamo in tutte le sue implicazioni più significative. Primo: fare di ogni nodo qualcosa di più e di diverso in funzione della sua appartenenza al tutto. Secondo: spostare il focus dell’attenzione dal nodo al link; la connessione come funzione e processo e la connettività come proprietà sono fattori costitutivi della realtà, sostanziano un’ontologia dell’inconsistenza ontologica, non sembri un ossimoro. Cipolletta in questo tanto coglie il presente (la sua analisi è circostanziata e capace di andare al cuore della questione) quanto indica la direzione plausibile degli sviluppi futuri, cavalcandone l’onda. Non è un esercizio azzardato di facoltà profetiche, quanto la capacità di trarre conseguenze dalle premesse e di fare decise scelte di campo.
Presente in tutta la trattazione come una sorta di fiume carsico, la terza cultura, inaugurata formalmente da John Brockman, viene in più occasioni più o meno espressamente citata (p. 173, p. 445). Della terza cultura si esplicitano gli assi portanti, cioè complessità ed evoluzione, che costituiscono un paradigma per affrontare la costruzione e/o la lettura di qualunque contenuto culturale. Al loro incrocio si può individuare la modalità fondamentale secondo cui si svolgono i processi e le trasformazioni di vari sistemi: ogni sistema complesso - e il corpo è tra questi - non è mai isolato dal contesto (come indicato in modo significativo dalle teorie esternaliste, visibili in controluce in molti punti della trama argomentativa) e genera dinamiche di emergenza, in altre parole evolve, nel senso più pregnante del termine.
Tanti gli autori citati, dai più noti ai meno noti, collocabili negli ambiti più diversi: letterario, artistico, filosofico, cinematografico, teatrale, fino agli attuali performer più disparati e mal definibili, e tanti anche gli eventi culturali ricordati. La costellazione dei nomi citati è inscritta comunque nell’epoca moderna, dal XVII secolo ai giorni nostri. Le citazioni sono molto numerose e continue, e rischiano talvolta di sopraffare il lettore, di rendere un po’ faticoso il suo orientamento, specie se non è molto esperto delle tematiche trattate. Questo corredo, pur apprezzabile nel suo valore documentativo, lascia trasparire una natura compilativa e un filo di ansia di completezza, quasi da aggregazione soritica: non meraviglia che il lavoro nasca come tesi di dottorato. Non che questo sia un limite, tutt’altro, beninteso.
Preziosi comunque, e molto appropriati nella loro collocazione, documenti come il Manifesto of Carnal Art by Orlan (p. 86), il Manifesto del Postumano (p. 111) o il Moist Manifesto (p. 172) o, ancora, come quelli dell’apparato iconografico, la cui funzione va ben oltre la ridondanza illustrativa, o il vezzo decorativo: le immagini hanno una capacità esplicativa e un valore testuale tutt’altro che marginale, non vicariabile dal testo verbale.
Numerosi e utili anche i QR Code che rendono il libro una sorta di centro o punto di partenza da cui si irraggiano altrettante connessioni a luoghi ed eventi, così che libro stesso non ha più limiti precisi, è parte di un ambiente fisico e di un sistema informazionale e comunicativo ben più esteso ed eterogeneo. L’autoreferenzialità non basta più. Il cerchio argomentativo non può chiudersi su se stesso. Poteva essere altrimenti?

Sito della rivista Ref Recensioni filosofiche: http://www.recensionifilosofiche.info/2014/12/cipolletta-giorgio-passages.html#more

 
Kathodik
Eum Redazione

di Nicoletta Mandolini, Kathodik.it

I miti del mutante, del cyborg e dell’uomo-macchina sembrano essere fuoriusciti dal regno dell’iconografia e dell’apparato simbolico della filosofia postmoderna per incarnarsi in una realtà che sempre più di frequente si trova a fare i conti con la rivisitazione di coordinate spazio-temporali e di categorie epistemologiche. Negli anni in cui il web dimostra non solo la sua potenza di medium ma, soprattutto, la sua capacità di cortocircuitare i dati dell’esperienza, a cambiare è in primis il rapporto con il corpo, con quell’ammasso di organi, carne e pelle che consideriamo il nostro punto di contatto con il mondo esterno. Proprio sugli stravolgimenti che l’idea di corporeità e il concetto di materialità che ad essa viene tradizionalmente associato subiscono se messi in relazione costante con la virtualità dell’epoca digitale si sofferma a riflettere "Passages metrocorporei" di Giorgio Cipolletta, pubblicato recentemente da EUM (Edizioni Università di Macerata).

Utilizzando il riferimento benjaminiano del Passage come metafora di un’esperienza epifanica in cui il caos di frammenti si compone disegnando nuovi orizzonti di senso, Cipolletta analizza la relazione del corpo con la sua rappresentazione in epoca contemporanea e giunge fino a valutare la tendenza alla iper moltiplicazione delle immagini e degli stimoli che caratterizza gli anni a noi più prossimi.

Il punto di partenza non poteva essere che quello della Body Art, movimento artistico che tra anni Settanta e Novanta ha affidato alla corporeità il compito di proporre nuovi paradigmi estetici. Dalle "azioni sentimentali" di Gina Pane, passando per l’"I miss you" di Franko B, fino ad arrivare alle operazioni di sconfinamento ideate da Marina Abramović, ciò che conta nella Body Art è l’atto performativo che coinvolge il corpo in quanto organismo mutevole agitato dal fluido dinamismo della contemporaneità. La transizione dal periodo del cosiddetto postumanesimo si compie tuttavia successivamente, quando in campo artistico si inizia a superare l’idea del corpo come entità di confine e la carne arriva ad aprirsi alle intrusioni di una realtà la cui forza ha sgretolato addirittura le barriere epidermiche. Si giunge così, nell’ultimo decennio del secolo, all’allestimento della mostra Post-Human, curata da Jeffrey Ditch e alla Carnal Art della francese Orlan. La geografia corporale subisce, nell’estetica postumana, una decostruzione che si profila come risultato dello scontro con l’azione della scienza e della tecnologia e, contemporaneamente, si riqualifica assemblando i pezzi del suo sfacelo in quella che viene definita da Cipolletta "nuova metrica del corpo", una struttura che nella addizione di elementi eterogenei ed extra-individuali trova nuovi riferimenti anche di natura etica.

Non stupirà, a questo punto, un riferimento al pensiero di Roy Ascott, artista che fonde nel concetto di "technoetics" la chiamata per un’estetica che sappia utilizzare i nuovi strumenti messi a disposizione dalla tecnologia – la rete in primis – per riacquistare il calore di un gesto collettivo. E non stupiranno neanche le citazioni da Charles Percy Snow, teorico della cosiddetta "terza cultura" e promotore dell’incontro fruttifero tra arte e scienza, o da Paul Davies e Erivin László, pensatori che hanno ipotizzato l’esistenza di aggregazioni cognitive intersoggettive. Il metrocorpo di Cipolletta - entità esperenziale, estetica e politica al tempo stesso, nuova carne che si muove nella terza dimensione in cui si incrociano la sempre più aleatoria realtà fisica e la sempre più decisiva e concreta virtualità – in fondo non è che l’insieme di queste idee: elemento che sfrutta la connettività per ricomporsi nella forma espansa di un agire comune, multiplo, polimorfo; corpo che si muove a ritmo di vibrazioni dissonanti senza rinunciare a rintracciare nel suono la compattezza di una melodia.

Il sito: http://www.kathodik.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4228

 
Rivista di scienze sociali
Eum Redazione

Qui i "Passages" di Walter Benjamin divengono metafora, montaggio, architettura fluttuante per tracciare una nuova geografia corporea. La complessità della contemporaneità richiede un nuovo dispositivo transdisciplinare dove le scienze e le arti possano convivere per una terza cultura.

Le nuove tecnologie assorbono il corpo e persino i processi della coscienza (technoetica). L’essere vivente deve ripensarsi plurale, sincretico, pluricentrico e capace di fondersi con il sex appeal dell’inorganico, per una neo antropologia dell’artificiale. Il metrocorpo è la risultante di questo processo che recupera una nuova metrica del corpo, disposta ad accettarsi nella complessità di questa ri(e)voluzione. Guardare verso il futuro è la sfida umana del corpo-dispositivo che transita verso un progetto nuovo di esistenza, gettando al di là le basi per ripensare naturalmente la propria tecnologia.

I nuovi passage transitano nel corpo e si fanno corpo. Esso stesso è passage che crea comunicazione, incorpora il mutamento e il movimento: misura di una geografia corporea contemporanea, trasversale e ibrida.

Il metrocorpo interagisce instaurandosi come filtro dinamico, fluttuante, separante, tra corpi porosi che mediano in uno spazio esteso, inserito in un circuito di interattività con proprietà transitiva. Il corpo connettendosi attiva dei processi creativi di mondi altri, lasciandosi penetrare da un significato profondo assimilando così un nuovo nucleo significativo e molteplici sé.

Il metrocorpo "riveste" il corpo che si moltiplica, si frantuma nella Rete, nei chip della robotica e si dissemina nelle mutazioni genetiche manifestando la sua intenzionalità nel mondo e per il mondo altro. È in questo intermezzo che si innesca il metrocorpo, la sua funzione è complessa, esso raffigura anche se metaforicamente una condizione immagine, la quale si sviluppa attraverso la sua manifestazione immateriale di separazione-aggregazione. Esso separa ed unisce, moltiplica e divide: uno nessuno e centomila è il suo valore, che si definisce nel circuito cross-narrativo e non lineare delle reti. Il corpo è connesso quotidianamente e il suo organismo non regge il regime dei "mille piani" in cui esso si dispone. Il metrocorpo è invisibile, assente, esso risiede in un "non-confine" e mobilita le sue funzioni filtrando la realtà per connettersi a quella virtuale.

Il metrocorpo agisce quindi nel sotterraneo e attraversa il corpo che desidera trasformazione, nuovi profili, desideri di identità mutanti. Il corpo diventa quindi dispositivo tra i dispositivi, nei game esso stesso è joystick, controller diretto del gioco (Kinect) senza fili. In questo nuovo "sentire" è il metrocorpo che si presenta come ingranaggio, surcodificazione del corpo che diventa corpi, codici di codici, pixel, identità multidimensionali, tracce, suoni e colori.

Il metrocorpo sta a rappresentare la progettualità del divenire del corpo, del cambiamento e della sua mutazione che iscrive su se stesso i codici complessi dell’artificiale e dell’informazione. Metrocorpo quindi come architettura complessa delle possibilità corporee e registro dell’informazione per un corpo comunicante.

Il sito della Rivista: http://www.rivistadiscienzesociali.it/passages-metrocorporei-giorgio-cipolletta/

 
Pagina:1