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I contadini a scuola Mostra a grandezza intera

 
 

Informazioni

I contadini a scuola

La scuola rurale in Italia dall'Unità alla caduta del fascismo

Montecchi Luca

Biblioteca di HECL

Disponibilità: disponibile

15,20 €

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19,00 €

Note sul testo

Quando, tra Otto e Novecento, le battagliere riviste magistrali lanciano la loro quotidiana campagna di denuncia dei mali del sistema scolastico italiano, esse coniano un'espressione paradigmatica per indicare la scuola rurale destinata ai giovani contadini: "La Cenerentola dell'istruzione". Come la protagonista della fiaba è nota per la sua remissività, per la sua mitezza ed è costretta a una vita modesta, così la scuola per i contadini langue tra enormi difficoltà nelle campagne e nelle zone di collina e di montagna della penisola e il suo modesto operato non attira l'attenzione del dibattito pubblico nazionale, né quella degli esperti di pedagogia. E sebbene le scuole rurali rappresentino, in molte comunità e centri abitati, l'unico luogo di cultura e di formazione, è pur vero che la qualità dell'insegnamento impartito sia di bassissimo livello, magari capace di dare una risposta, ancorché modesta, all'analfabetismo e alla necessità di integrare le masse contadine nella vita dello Stato, ma di certo inadatto a favorire la crescita morale, civile e intellettuale dei contadini. Un problema, quest'ultimo, che percorre senza soluzioni di continuità tutta la storia d'Italia, dall'Unità al periodo liberale, dal fascismo fino al secondo dopoguerra, e che si intreccia inevitabilmente con questioni politiche ed economiche. Tali considerazioni sono al centro di questo libro, frutto di una articolata ricerca condotta in numerosi archivi e biblioteche italiane. La ricerca si focalizza, inoltre, sulla rinnovata attenzione verso la scuola rurale da parte del mondo accademico negli anni dominati dell'idealismo pedagogico. Grazie alla rivalutazione della scuola rurale fatta da Giuseppe Lombardo Radice e al peso del suo magistero, alcune esperienze scolastiche sorte in campagna acquisirono un rilievo nazionale, tanto da  assumere i contorni di vere e proprie scuole modello e addirittura di "miti pedagogici", studiati, propagandati, celebrati. Per la scuola rurale, da sempre bistratta, fu la sua "forma di riscatto".

Note sull'autore

Luca Montecchi (1983) ha conseguito il dottorato di ricerca in "Theory, technology and history of Education" presso l’Università degli Studi di Macerata. Si occupa in particolare di storia dell’istruzione popolare e rurale in Italia tra Otto e Novecento. È autore della monografia La Scuola Rurale Faina. Un’esperienza di istruzione popolare e agraria nell’Italia rurale del Novecento (eum, 2012). Fa parte, in qualità di membro, del Consiglio direttivo del Centro di documentazione e ricerca sulla storia del libro scolastico e della letteratura per l'infanzia dell'Università degli Studi di Macerata, oltre che del comitato di redazione della rivista «History of Education & Children's Literature».

Indice

Introduzione

Parte prima. Scuola e campagne nell’Italia tra Otto e Novecento
Capitolo primo. Le origini della scuola rurale (1859-1898)
Capitolo secondo. «Educhiamo il popolo!»: il dibattito politico e pedagogico sulla scuola rurale dalla crisi di fine secolo all’età giolittiana (1898-1921)
Capitolo terzo. La scuola rurale in camicia nera. L’istruzione nelle campagne durante il fascismo (1922-1943)

Parte seconda. «Dalle stalle alle stelle»: come la scuola rurale diventa un mito pedagogico
Capitolo primo. Tra realtà e mito: una premessa
Capitolo secondo. Alla ricerca della «scuola serena»: Giuseppe Lombardo Radice e la cultura pedagogica italiana del primo Novecento di fronte al mito della scuola Montesca
Capitolo terzo. Il «maestro dei maestri italiani delle scuole rurali»: Felice Socciarelli e la scuola di Mezzaselva
Capitolo quarto. «Un’esperienza di istruzione rurale integrale»: David Levi Morenos e le Colonie dei Giovani Lavoratori
Capitolo quinto. Una scuola tra mito e realtà: spontaneismo, metodo didattico e propaganda pedagogica a San Gersolè

Conclusioni

Indice dei nomi

Note
Biblioteca di «History of Education & Children’s Literature» 13
Collana diretta da Roberto Sani e Anna Ascenzi

  • Autore/i Montecchi Luca
  • Codice ISBN 978-88-6056-440-5
  • Linea Editoriale eum dir
  • Numero pagine 359
  • Formato 14x21
  • Anno 2015
  • Editore © 2015 eum edizioni università di macerata
Vita dell’Infanzia
Eum Redazione

di Giacomo Cives, Vita dell’Infanzia, numero 9/10 (settembre/ottobre) del 2017, p. 21

I contadini a scuola del giovane studioso Luca Montecchi è un libro veramente prezioso e importante, frutto di minuziose, estese e approfondite ricerche d’archivio e tra le pubblicazioni d’epoca, specie riviste magistrali, tra le quali in primo luogo gli storici “Diritti della Scuola” diretti dall’indimenticabile Annibale Tona, sempre vigile e generoso.
La scuola rurale delle frazioni agricole e dei siti montani meno popolati, riferite, ove istituite, nella forma della “pluriclasse”, alle sole tre prime classi, ha costituito una pagina molto significativa, generosa ma con le sue gravi carenze, della storia della scuola elementare in Italia, nell’età liberale e poi nell’epoca fascista. Pur se segnata la prima dalla fondamentale e innovativa legge Daneo-Credano del 1911, che ha costituito “lo sforzo più poderoso fatto dall’Unità per diffondere l’istruzione elementare nel paese” (p.66), con l’“avocazione dello Stato” della scuola elementare dalla legge Casati affidata ai Comuni, la lotta contro l’analfabetismo assegnata alla scuola primaria dal 1860 ha proceduto con grande fatica e lentezza. Ancor peggio per quella che Camillo Corradini, l’autorevole direttore generale giolittiano, chiamava la “guerriglia” contro l’analfabetismo della scuola rurale nella sua famosa inchiesta del 1910. E ciò nonostante iniziative rivelatisi però effimere e velleitarie, come l’istituzione del “campicello scolastico” promossa dal ministro Guido Baccelli, il tentativo di promozione affidato all’Ente contro l’analfabetismo (1919-1921), il proposito espresso al Congresso per la cultura popolare di Roma del 1919 di affidare la formazione iniziale promozionale agraria alla così carente, breve e gracile scuola dei contadini, proposito realisticamente rintuzzato dal realismo di Raffaele Resta e Giovanni Calò. Anche se non mancava l’iniziativa benemerita di filantropi.
Seguiva l’opera di coordinamento dell’Opera contro l’analfabetismo (1921-1923), divenuta poi Comitato per l’analfabetismo (1923-1926) che collegava l’azione per le varie regioni di organizzazione e gestione delle scuole di campagna e montagna degli Enti di cultura cui lo Stato, al fine di spender meno, aveva delegato i suoi compiti formativi. Tra questi l’ANIMI, l’Ente Scuole per i contadini dell’agro romano, l’Ente di Cultura, che si avvalevano dell’opera tra gli altri di Giuseppe Lombardo Radice, Umberto Zanotti Bianco e Giuseppe Isnardi, nell’eredità dell’iniziativa pioneristica di Giovanni Cena e Sibilla Aleramo della guida di Alessandro Marcucci, di quella di Ernesto Codignola e Francesco Bettini.
Pur nella mortificata condizione dei maestri mal pagati e costretti a risiedere in luoghi isolati e precari, l’attività degli Enti delegati e specie di quelli ricordati, fu di alta qualità e permise l’espressione di “scuole modello”, che rifulgono nella storia della didattica del periodo. Ma l’istanza accentratrice e politica totalitaria del Regime spinse a revocare la delega per quasi tutti gli Enti passando le loro scuole (1934-1938) alla gestione dell’Opera Nazionale Balilla e quindi definitivamente allo Stato (1938-1943).
Ad alcune di queste “scuole modello” Montecchi dedica delle analisi particolareggiate che ne illustrano i pregi (e anche talora i limiti per eccessive spinte, “umane troppo umane” di protagonismo): scuole della Montesca promosse dal barone Leopoldo Franchetti e dalla moglie, scuola di Mezzaselva di Felice Socciarelli, colonie di giovani lavoratori di David Levi Morenos, scuola di S. Gersole di Maria Maltoni. Ricordiamo che alla Montesca, ospite di Franchetti, la Montessori scrive il suo Metodo e svolge i primi corsi di specializzazione, e che il suo metodo, pur nato a Roma e sviluppatosi specie a Milano con l’Umanitaria, sarà applicato con successo anche in molte scuole rurali del Mezzogiorno, gestite dall’ANIMI. In tutto questo panorama emerge felicemente, ben sottolineato dall’A., lo slancio di promozione di G. Lombardo Radice, che sostiene con romantico slancio e entusiasmo queste “scuole mito”. Non dimentichiamo però che anche per molte scuole nuove era stata vista la campagna come terreno ideale (così anche per il progetto di Laren della Montessori per la scuola degli adolescenti). Ben diversa la politica scolastica reazionaria svolta dal Regime al fine di impedire l’espansione della scuola rurale verso centri più consolidati scrive molto bene Montecchi (pp. 173-174) nel suo appassionante e avvincente I contadini a scuola, e “frenare le spinte verso l’urbanizzazione e favorire la ruralizzazione della società, secondo una visione conservatrice che risaliva a ben prima della salita al potere del fascismo”.

http://www.operanazionalemontessori.it/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1

 
History of Education & Children’s Literature (HECL) XI/2 2016
Eum Redazione

Giorgio Chiosso recensisce il volume sulle pagine di «History of Education & Children’s Literature» (HECL), XI/2 2016, pp. 465-467.

La recensione è disponibile nella sezione Download.

 
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