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Cittadini e patrioti

  • Autore Caroli Dorena
  • Codice ISBN 978-88-6056-250-0
  • Numero pagine 312
  • Formato 14x21
  • Anno 2011
  • Editore © 2011 eum edizioni università di Macerata
Snodi
Eum Redazione

di Tommaso Baris, Leggere, Snodi, n. 15-16, pp. 116-118

Il volume di Dorena Caroli ricostruisce le linee della politica educativa nell'Unione Sovietica dagli anni Venti agli anni Sessanta attraverso una serie di densi e solidi contributi. Il lavoro si muove sul duplice filone della ricostruzione dell'intervento pubblico in materia di educazione (dai manuali scolastici, alla pedagogia, per arrivare all'educazione civica) e dell'analisi del sistema sovietico in materia di reinserimento dei bambini orfani e abbandonati, chiudendosi con una analisi anche dei modelli proposti all'infanzia, in particolare delle figure 'eroizzate' dei combattenti-bambini contro le truppe naziste nel corso del secondo conflitto mondiale.
I diversi saggi, pur nella loro varietà, permettono di comprendere in che modo anche nell'Unione Sovietica, si sia arrivati, sotto la dittatura comunista, alla creazione di un sistema scolastico, ma anche di assistenza, primariamente volto al disciplinamento, all'indottrinamento e alla nazionalizzazione dell'infanzia da parte dei bolscevichi giunti al potere. Le ricerche, alla cui base c'è un significativo scavo negli archivi dell'ex Urss, dimostrano chiaramente come in linea con l'ascesa e la stabilizzazione del potere stalinista, ritornassero fortemente prevalenti i temi del nazionalismo e del patriottismo, con un deciso recupero anche del passato dello Stato imperiale russo, almeno in alcuni campi cruciali, tra cui ovviamente la politica estera, specie se improntata alla difesa dei diritti delle popolazioni slave. In particolare il saggio sull'insegnamento della storia e quindi sui manuali scolastici adottati a tal fine dimostra come si passasse dall'impostazione dello storico marxista Pokrovskij, tutta incentrata sull'evoluzione sociale ed economica, anche con considerazioni decisamente poco lusinghiere sul livello di civiltà delle popolazioni slave, a manuali in cui diventava centrale il recupero della storia dello Stato russo, l'esaltazione dell'unità dei popoli ortodossi, il mito del capo e della guida, coincidenti con la figura di Stalin. Lo slittamento patriottico e nazionalista fu però accompagnato, come dimostrano efficacemente i saggi centrali del volume dedicati alle politiche statali nei confronti dell'infanzia abbandonata e di strada, da una progressiva criminalizzazione di tutti i soggetti considerati 'deviati'. Se almeno nelle intenzioni iniziali i bolscevichi sembravano voler puntare alla costruzione di un sistema pedagogico che lottasse contro l'analfabetismo e l'abbandono dei minori, anche proponendo una nuova idea di educazione con al centro il ruolo della collettività e quindi dello Stato rispetto alla famiglia, dinanzi alla collettivizzazione e ai successivi sconvolgimenti provocati dalla vera e propria guerra contro la società che lo Stato sovietico condusse negli anni della collettivizzazione delle terre e della industrializzazione forzata, si realizzò invece un evidente processo di allargamento della sfera penale per reprimere il fenomeno dei bimbi di strada, accresciutosi a dismisura. Lo studio degli istituti preposti teoricamente al recupero dell'infanzia abbandonata dimostra, grazie alla nuova documentazione archivistica, l'evidente abisso tra la retorica del regime e l'incredibile povertà materiale di tali istituti, molto di più simili a prigioni guidate da un personale violento e disonesto che a centri di recupero effettivamente orientati a portare avanti progetti pedagogici, come pure teoricamente continuano ad affermare alcune figure di spicco del sistema sovietico, a partire dalla Krupskaja, la vedova di Lenin, a cui si indirizzò una cospicua molte di lettere e missive da parte di orfani e bambini abbandonati che si lamentavano delle terribili condizioni in cui si viveva in quei luoghi. Tale quadro di criminalizzazione si realizzava peraltro dentro un generale ritorno ad una impostazione tradizionale e conservatrice dell'idea pedagogica. Dai primi e complessi tentativi di una educazione collettiva e statale si ritornò a teorizzare, come dimostrano le tante opere di Makarenko che ebbero vasta diffusione e successo, ed anche a praticare il recupero della centralità della famiglia come sistema educativo. Anche qui era evidente il parallelo tra la riscoperta del ruolo della famiglia e il modello dello Stato sovietico, che puntava a un consolidamento della propria struttura interna partendo dal recupero dei valori tradizionali e quindi anche del rilancio della famiglia. Questa tornava ad essere la prima unità fondamentale della società, anche se veniva conservato ed esaltato il suo carattere socialista, nel senso di una continua celebrazione della dimensione collettiva e statale in cui si doveva collocare la nuova famiglia sovietica.

https://bit.ly/2SCEBQZ

 
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