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L'intimità

  • Codice ISBN 978-88-6056-603-4
  • Codice ISSN (print) 2532-165X
  • Linea Editoriale narrativa e poesia
  • Numero pagine 313
  • Formato 12X16,5
  • Anno 2019
  • Editore © 2019 eum edizioni università di macerata
La Bottega di Hamlin
Eum Redazione

L’intimità di Nuria Amat. Un libro nei libri nel labirinto della vita

di Giorgio Cipolletta, La Bottega di Hamlin, 11 maggio 2019

Dopo Il ladro di libri e altre bibliomanie (2015) le eum (Edizioni Università di Macerata) ci consegnano un altro appassionante libro di Nuria Amat, L’intimità, con la traduzione di Nuria Pérez Vicente e Eleonora Luzi.
L’intimità (La intimidad) edito nel 1997 viene oggi tradotto per avvicinare il pubblico italiano all’universo della scrittrice spagnola contemporanea. Nuria Amat ci fa entrare con “intimità” nel suo mondo dove la scrittura diviene una malattia che trova la cura solo nelle sue parole. Intimità è un viaggio “interiore” che si dissemina in otto capitoli posizionati dentro la casa grande della famiglia, una clinica psichiatrica, una biblioteca paterna e un piccolo quadrilatero (finestra) strategico, nello sfondo i quartieri spagnoli di Sarrià e di Pedralbes della città di Barcellona. L’opera letteraria che il lettore ha di fronte è un labirinto emotivo, autobiografico che corre sulla linea tra verità e bugia, realtà e finzione. Il racconto in prima persona di una bambina con una madre-ombra sconosciuta ai piedi dei poeti, porta il nome dell’autrice. Nuria immersa nella sua camera fredda cresce, diviene adulta portandosi con sé, da un lato l’assenza della madre e dell’altro il silenzio del padre, per poi affrontare due matrimoni letterari, uno con Pedro Pàramo (che prende il nome dal protagonista del romanzo scritto da Juan Rulfo, pubblicato nel 1955) e l’altro con Carles Ribas, poeta catalano. Questo romanzo acquista la funzione di metalibro, un libro sui libri (con i libri, tra i libri) dove il libro stesso diviene quell’oggetto rettangolare con delle lettere in italico incise sul frontespizio e allo stesso tempo lapide dell’infanzia, tomba in attesa di essere aperta o profanata. L’intimità attraversa con profondità cieca l’universo letterario dell’autrice “figlia di Dickens”, recuperando il romanzo di Louisa May Alcott, Piccole donne, un libro vecchio ed usato, per poi riprendere la figura orfana di Jane Eyre (Charlotte Brontë) e i fantasmi del passato in Il giro di vite di Henry James, sfilano inoltre nel romanzo anche le parole del poeta J.V. Foix, Jules Verne, Conrad, Carmen Laforet.
Nuria Amat con L’intimità spinge il lettore tra sanità e infermità mentale, tra la censura paterna e la sua biblioteca e il silenzio del ricordo materno e di quella perdita mai disvelata. La vita scorre su un terreno muto, dove la morte spesso rimane il dono più atteso della vita. La scrittura è piena di debiti, uno scontro tra i vivi e i morti, dove la follia conquista la sua intimità più vera e reale. Ecco che i libri nel libro per Nuria Amat sono come figli che ti sollecitano a rimanere e prendere distanze, perché solo nei libri appaiono tutte le molteplici possibilità di vita e di morte, tentativo di risposta nell’interpretazione dell’abbandono. Il romanzo della Amat è una continua nevrastenia, uno stordimento emozionale, un’epilessia “bibliofila”, una convulsione vertiginosa dove lo scrittore si perde fino ad entrare dentro le pagine della scrittrice catalana. La biblioteca del padre è sinonimo di lingua dei libri e di malattia discreta, quella che vive la protagonista-scrittrice. La letteratura in fondo è un grade arazzo dove convivono le scritture e i pensieri del mondo contaminati, Beckett, Artuad, Joyce, Borges, Diderot, Cervantes, Rebelais, Nabokov, Tolstoj e molti altri. La bambina (Nuria) la ritroviamo donna, ma sempre con la stessa “pazzesca” assenza, quella materna, e come da bambina attraversava il cimitero e i suoi labirinti di morte, così anche da donna insieme al suo secondo marito Carles Riba, insieme visitano i cimiteri ripetutamente come un modo di contrastare la paura, ma soprattutto, queste passeggiate le donavano una sorta di anestesie locali contro il dolore umano. Le parole della Amat sono potenti come un trauma cranico acuto, come un salto nel vuoto, La voce della Amat diviene una seconda madre, mentre la scrittura illeggibile si fa prisma autobiografico leggibile, una “malattia della vista” che respira intimità e che permette di vedere quello che non c’è. La cifra stilistica della Amat racchiude intimamente una zona spirituale a cui il lettore può accedere ed entrare in un labirinto dove si può persino perdere la ragione, riscoprendoci in qualche modo “folli” e ancora vivi.

https://bit.ly/2JTcBU7

 
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