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InfinitaMente

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  • Codice ISBN 978-88-6056-592-1
  • Numero pagine 125
  • Formato 12X16,5
  • Anno 2018
  • Editore © 2018 eum edizioni università di macerata
La Bottega di Hamlin
Eum Redazione

di Giorgio Cipolletta, La Bottega di Hamlin, 26 marzo 2019

Una lettera “InfinitaMente” aperta

La vita è fatta di incontri, e proprio nell’incontro che Luigi Alici, professore ordinario di Filosofia morale presso l’Università di Macerata, cuce con esperienza una lettera rivolta ad uno studente o una studentessa mescolando la biografia dell’autore con una riflessione intima e critica sull’orizzonte offuscato nell’epoca della velocità, dei social, dei big data e della globalizzazione.
InfinitaMente raccoglie dentro un prezioso libro edito da eum, l’University Press di Macerata, un coraggioso e profondo viaggio interiore ed esteriore. L’autore rievoca da un lato la storia (la sua) a cui è appartenuto, il contesto dei movimenti studenteschi del Sessantotto, dei crolli (il muro di Berlino), delle sconfitte (Vietnam), delle “rivoluzioni” hippy, mentre dall’altro troviamo un presente imprevedibile immerso “dentro una realtà virtuale e aumentata”, distratta mancante dei “maestri di un tempo”. In questo radicale cambiamento, dove persino i paradigmi sono stati sostituiti dagli algoritmi, Luigi Alici evoca con forza l’incontro e l’Università “scatolone di esamifici e burocrazia” che dovrebbe invece tornare a recuperare con forza la voce del suo verbo, plurale, dinamico, comprensivo che oltre all’incontrare, contiene anche la possibilità di comprendere per ricercare, poi comunicare ed infine generare.
L’autore cerca di fare della filosofia pratica essenziale tentando di srotolare la matassa intrecciata della complessità ed entrare dentro la specializzazione dei saperi in una ricerca continua e indispensabile superando i confini-ostacoli e i limiti-frontiera (Schranke e Grenze). Il trauma della nuova comunicazione sta nella perdita della relazione autentica di dialogo umanamente reciproco e vivo. Alici si appella a Hans Jonas, Immanuel Kant, a Musil, a Dante e persino a Mozart per generare quell’attitudine fondamentale alla creatività, restituendoci un atteggiamento differente sul mondo e col mondo: sintesi comunitaria e partecipata. È proprio a questo stato di incontro plurale e multiverso che augura allo studente/essa di partecipare con tutte le sue galassie, perché solo così esso con tutti i propri limiti (dell’umano) può sconfinare nell’infinito essere. L’essenza universalis si trova in questa lettera InfinitaMente aperta verso l’altro pronto ad ascoltare senza mai rinunciare all’infinito e sempre in tensione. Infine troviamo in appendice la prolusione del professore Luigi Alici pronunciata il 22 febbraio del 2012 in occasione della Cerimonia inaugurale dell’Università di Macerata durante l’anno accademico 2011-2012. L’autore si rivolge al futuro, lo stesso futuro che guarda curioso lo studente e la studentessa affinché affronti con sensibilità umanistica l’incrocio fra crisi dell’unità del senso e la proliferazione complessa dei saperi post-specialistici desideranti di promesse futuristiche e futuribili, ma poco prevedibili. In questa fase critica dove il caos resta nella sua entropia, il pensiero debole in rapporto alla tecnologia forte ci fa rimanere nudi di fronte al mondo svuotato dalla sua umanità.
L’università dovrebbe (in teoria) fare professione della verità, la ricerca sciogliere la sua libertà incondizionata d’interrogazione, restituendoci così una grammatica essenziale delle origini. Allo stesso tempo non bisogna dimenticare la storia, i sacrifici, per poter sfidare il presente per un futuro pieno e lontano dai domini e dalle autorità, dalle burocrazie tecnico-amministrative soffocanti come nodo al collo lasciandoci senza voce e senza ricerca (di verità). Questa breve ma intensa lettera, estraendo e astraendo con coscienza da “studente-ricercatore-docente” (io) si può trovare nelle parole di Luigi Alici il manifesto per una responsabilità infinitamente necessaria in un momento in cui ideologie manipolatorie, riduzioni analitiche disseminano veleni mortali e rendono la libertà così fragile, quasi a perderla totalmente scontrandosi in una logica tristemente dedita al profitto (debito e credito, for profit) abbandonando quel laboratorio umano, antico, origine del futuro. Infinitamente apre il cuore all’universo della vita universitaria come incontro unico, raro e prezioso fatto di galassie, multi-universi e sogni.

InfinitaMente verrà presentato a Macerata martedì 26 marzo alle 16.00 in C.so della Repubblica 51 (locali Ex Civica Enoteca Maceratese). Dopo i saluti del Rettore dell’Università di Macerata Francesco Adornato e della Presidente delle eum Rosa Marisa Borraccini, interverranno gli studenti Rebecca Marconi, Andrea Minieri e Valentina Pagnanini. Coordinerà l’incontro il Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici Carlo Pongetti e sarà presente l’autore.

https://www.labottegadihamlin.it/2019/03/24/una-lettera-infinitamente-aperta/

 
Avvenire
Eum Redazione

L’Università, un’esperienza dove crescere nell’incontro

di Giuseppe Luppino, Avvenire, 18/12/2018

Professore ordinario di Filosofia morale presso l’Università di Macerata, Luigi Alici cura assiduamente anche un blog molto seguito: https://luigialici.blogspot.com e ha da pochi giorni dato alle stampe con la Eum–Edizioni Università di Macerata il libro “InfinitaMente. Lettera a uno studente sull’Università”. È un tascabile di 122 pagine, con una copertina che propone l’immagine di una grande sala di biblioteca e una serie di busti, mentre la quarta spiega che oggi la sfida è nella «complessità della conoscenza e specializzazione dei saperi».

- Cosa l’ha spinta a rivolgersi proprio adesso, così direttamente, a uno studente universitario?
- Debbo confessare che questo piccolo libro nasce da una lunga esperienza di docente universitario, che mi ha portato a incontrare tanti volti, tantissime storie: in molti casi, storie di dedizione esemplare allo studio, spesso coronate da riconoscimenti importanti a livello professionale e personale; forse più spesso storie spezzate, per lo studio che s’interrompe, per qualche legittima aspirazione frustrata o più semplicemente per un lento spegnersi nella routine o nel tran tran quotidiano. Nei confronti di tutti ho desiderato riaccendere il gusto e il desiderio degli orizzonti aperti, cercato di restituire profondità e fiducia, soprattutto ai più giovani, che oggi rischiano di guardare al percorso universitario in modo disincantato e opportunistico, quindi già precocemente “vecchio”. E poiché anch’io sono stato studente universitario, non escludo che possa esserci anche una buona dose di autocritica. In questo senso, si tratta di una lettera scritta anche a me stesso.

- Vedo questo volume come una sorta di cuneo che va a infilarsi in un contesto caratterizzato da una crescente diffidenza o violenza nei rapporti umani, cercando di aprire la mente di chi studia. È comunque a un “tu” che lei si rivolge, non solo «a uno studente o una studentessa non troppo immaginari» che circola negli ambienti universitari; è l’attualizzarsi di un rapporto, un incontro che lei fa con un soggetto presente, invitandolo a ben “discernere”, giusto?
- Anche il sapere può diventare – e spesso diventa – una forma di alienazione, forse più sofisticata di altre, quando, anziché mettersi al servizio della relazione tra le persone, si trasforma in un totem, in un passepartout, in un idolo carrieristico… Attraversare un periodo decisivo della propria vita con questa falso obiettivo significa sbagliare tutto. Per questo il primo “verbo” che dovremmo imparare a coniugare in università è “incontrare”: incontrare le persone, oltre le barriere dello spazio, del tempo e delle ideologie, significa incontrare l’Altro, incontrando anche se stesso. Senza quest’orizzonte inesauribile non c’è stupore, non c’è ricerca, non c’è restituzione, non c’è “Il futuro prima che arrivi”, secondo il motto della mia Università.

- Lei cita, a un certo punto, Pascal: «l’uomo è a se stesso l’oggetto più prodigioso della natura», e dice che da qui nasce la vocazione anomala a pensare e a vivere “InfinitaMente”. È qui la chiave di volta, secondo me, del libro: scoprire che siamo fatti per l’Infinito, che la ragione e il cuore, la natura tutta dell’uomo è rapporto con l’Infinito. E il suo invito finale è a «seminare e coltivare insieme, che non è il modo peggiore di restituire un futuro alle nostre origini».
- Il paradosso dell’Università nasce precisamente dalla capacità di riconoscere che il futuro dipende dalle origini; solo una prospettiva di ricerca integrata e unificata del senso può restituire valore a ogni forma di sapere settoriale. Universitas, non Multiversity. Quando si dimentica questa verità e la tecnologia tende a prendere il posto della scienza o gli strumenti pretendono di asservire i fini, il futuro nasce già vecchio. Su questo punto ha ragione Pascal: l’infinito non è una possibilità omologabile ad altre, ma esprime l’intero dell’umano, nella sua eccellenza. Vivere “infinitaMente” è l’unico modo per essere all’altezza della nostra vocazione.

 
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