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Leggere i trovatori

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  • Autore Riquer Martìn de, Bonafin Massimo (ed. it. a cura di)
  • Codice ISBN (print) 978-88-6056-216-6
  • Numero pagine 241
  • Formato 14x21
  • Anno 2010
  • Editore © 2010 eum edizioni università di Macerata
Recensione di Salvador Spadaro, allievo della Scuola di Studi Superiori Giacomo Leopardi - Università di Macerata
Eum Redazione

Leggere i trovatori, il volume curato da Massimo Bonafin, già docente dell’Università di Macerata e ora professore ordinario di Filologia romanza all’Università di Genova, è l’introduzione di un progetto originariamente più ampio, la voluminosa antologia in tre tomi intitolata Los trovadores, celebre pubblicazione divenuta un classico degli studi trobadorici scritta dall’illustre filologo spagnolo Martín de Riquer.

La premessa del curatore, dopo una sintetica biografia dell’autore che include gli episodi essenziali per comprenderne il profilo accademico, passa in rassegna le caratteristiche salienti dell’opera, quali la grande sistematicità e la chiarezza espositiva. Questi, insieme agli altri aspetti fondamentali dell’originale, informano l’impianto metodologico che ha guidato la stesura dell’edizione italiana nel rispetto delle intenzioni dell’autore, come testimonia l’attenzione alle parole di quest’ultimo in un’intervista a lui rivolta dalla traduttrice Katia Boccanera. Il presente volume ha dovuto, tuttavia, inserire delle parentesi per integrare o rettificare quanto presentato nel testo, dati i progressi che la ricerca ha compiuto negli oltre trent’anni che separano l’edizione spagnola da quella italiana. Sempre su questa direttrice si collocano infatti le revisioni all’elenco dei canzonieri e gli importanti aggiornamenti bibliografici, presenti tanto in nota, ove necessario, quanto in bibliografia insieme ai testi citati dall’autore. Ulteriori informazioni utili sia a studiosi che a lettori della poesia occitanica sono gli indirizzi elettronici che collegano a siti con un aggiornato elenco di testi provenzali, e una ricca discografia di esecuzioni sia vocali che strumentali dell’opera trobadorica.

Il testo, come afferma l’autore nella propria premessa, ha l’obiettivo fondamentale di fornire un profilo sintetico della disciplina a chi desiderasse approcciarla e ciò, in relazione alla pluridecennale esperienza di insegnamento universitario, motiva la natura scolastica dell’opera. La struttura, che divide la materia in undici capitoli, è quindi a sua volta suddivisa in varie sezioni numerate progressivamente, in modo da articolare in maniera ordinata la serie di unità concettuali che compone ogni capitolo.

Si inizia, dunque, con la definizione della lirica trobadorica, nei suoi limiti linguistici, cronologici e geografici, con l’agevolazione di una cartina apposita. Si prosegue con la trattazione dei manoscritti mediante i quali la citata lirica ci è giunta, con minuziose descrizioni riguardanti la qualità della fattura, talvolta di materiali pregiati e recanti sontuose miniature ornamentali e l’ordine dei componimenti in essi presentati con i relativi metodi di classificazione. Si continua col presentare l’immagine del trovatore come compositore di parole e di musica, per delinearne un profilo storico sempre più preciso mediante l’identificazione del ceto di appartenenza, le più comuni zone di provenienza e le informazioni biografiche pervenuteci. Segue poi una ricca disamina della trattatistica medievale di poetica, dai primi testi, di natura prescrittiva e linguistica ai successivi, più inclini alla versificazione e alla stilistica, tema centrale che informerà le sezioni successive; infatti, sempre di versificazione si occupa il capitolo attiguo, elemento fondamentale per interpretare la raffinata lirica di questi poeti, mettendone in luce gli aspetti programmatici e le ragioni estetica e mnemotecnica, insieme ai modi, simili o dissimili, in cui se ne servono i vari autori. Si legge nei due capitoli a seguire, invece, di quali siano i vari generi che strutturano la poesia trobadorica, prediligendo la suddivisione in generi che sono soliti accorparsi per la forma, dunque i generi condizionati ancora dalla versificazione e, poi, i generi che si raggruppano per il proprio campo semantico, ossia i generi condizionati dal contenuto. Vengono esposte, per quanto riguarda il primo, le nozioni che caratterizzano lo strofismo tipico di questo gruppo e le forme canoniche che ne derivano, i cui primi esempi sono la balada e la dansa. Diversamente, per il secondo si traccia la linea degli argomenti che occupano la lirica dei trovatori, dal tema amoroso a quello politico e si indica a quale tipo di componimento questi si ascrivono più di consueto, ed è il caso, rispettivamente, della canso e del sirventes. In seguito, ci si occupa delle peculiari relazioni strette fra i diversi trovatori, sottolineando come la conoscenza reciproca delle opere e la discussione di un medesimo tema permettesse un’influenza bidirezionale fra gli autori, oltre alla menzione di componimenti similari a dibattiti, come la tenso o il partimen, che si inseriscono nella lunga tradizione della poesia dialogata. Dopodiché, si provvede a fornire un quadro completo della formazione della cultura che doveva ricevere un trovatore, le conoscenze retoriche che doveva possedere e come queste stabiliscono un vincolo con la sua produzione poetica. Con un taglio di natura più storicistica, il penultimo capitolo affronta la complessa questione costituita dal rapporto che intercorre fra poesia trobadorica e feudalesimo, enumerando e indagando gli aspetti critici rappresentati dall’ampio spettro di condizioni sociali ed economiche; il nesso che unisce il poeta all’amata con la metafora del vassallo sottoposto al signore; l’elevato numero di espressioni tipicamente giuridiche per rappresentare l’aspetto amoroso, e così via di seguito. Infine, l’ultimo capitolo racchiude una serie di osservazioni che, per la loro natura non propensa alla categorizzazione, costituisce un’eterogenea conclusione che tratta tanto del versante religioso quanto di quello popolare e umoristico.

Leggere i trovatori si rivela così un testo pregiato nel panorama degli studi romanzi, ancor più quando arricchito dalle accurate revisioni proposte all’originale, che lo rendono conforme alle più attuali scoperte della romanistica. L’agilità di consultazione garantita dalla struttura, inoltre, rende scorrevole la scrittura anche nei passaggi più concettualmente ostici. Il presente volume risulta perciò un contributo di valore alla filologia provenzale così nella forma come nel contenuto, entrambi fortemente didattici nel modo di introdurre il lettore novizio alla materia senza per questo smettere di fornire un prezioso compendio allo studioso più avanzato.

Salvador Spadaro

 
Mot so razo
Eum Redazione

di Mariona Viñolas Solé, 10-11, 2011-2012, p. 128

Leggere i trovatori reprèn un dels grans clàssics de la crítica en l'àmbit de la literatura romànica: el pròleg de Los trovadores de Martí de Riquer. Com indica el seu títol italià, l'estudi, resultat de les lliçons sobre literatura trobadoresca impartides al llarg dels anys 1942-74 per un dels més grans especialistes en la matèria, és encara una gran guia per llegir els trobadors. El volumet presenta la traducció italiana del text de Riquer, amb algunes actualitzacions, a cura de Massimo Bonafin, de la Universitat de Macerata.
Al llarg d'aquest breu panorama, Riquer repassa cadascun dels elements essencials per entendre la literatura trobadoresca i tot allò que l'envolta. És una introducció excellent al cosmos literari de la lírica trobadoresca, accessible i clar fins i tot per als lectors menys coneixedors del món medieval. Hi trobaran des de les dades més bàsiques, comara el total de peces conservades i de trobadors coneguts o el llistat dels cançoners que les han transmès, que donen unes primers coordinades per situar-se en un corpus literari ben allunyat de les xifres editorials actuals, fins a l'aprofundiment en molts aspectes interessants per poder començar a llegir els trobadors. L'imaginari i la realitat de la figura trobadoresca, plasmada en els protagonistes de la lírica, però reflex també d'uns professionals de la literatura, s'anirà desgranant a mesura que el lector s'endinsi en els successius apartats temàtics, on es toca un ventall molt ampli d'aspectes rellevants, des de la formació dels trobadors, que havia de ser molt considerable per permetre'ls de compondre una lírica formalment rigorosa i la melodia que l'acompanyava, als petits comentaris en prosa, coneguts com a vidas i razos, que acompanyen els poemes trobadorescos en alguns cançoners, o a les preceptives poètiques que van voler sistematitzar la poètica trobadoresca als segles XIII i XIV. Riquer també dona una visió de conjunt de la temàtica tractada pels poemes trobadorescos, descriu les formes més comunes que adopten, destacant la creació d'una versificació i estrofisme que poden arribar a ser molt complexos, i la consolidació d'un conjunt de gèneres que després van ser la matriu de totes les formes líriques europees. Destaca, per exemple, els diàlegs i debats entre trobadors, que prenen formes diverses (les més habituals la tenso i el partimen) i també responen a intencions diverses, des de la burla i la sàtira a la discussió sobre temes polítics, de casuística amorosa o poètica.
Aquestes composicions que podríem anomenar «collectives», seguint amb el mateix exemple, fan evident alguns dels aspects que Riquer subratlla: les relacions que detectem entre diversos trobadors, l'existència de cercles literaris, el caràcter àulic d'aquesta poesia i l'interès dels trobadors per temes molt diversos, que van més enllà de l'expressió de l'amor. És per això que és molt important tenir en compte els referents històrics i el model de societat feudal en què vivien els trobadors, de la qual la seva lírica sovint n'és el reflex. A banda dels poemes de tema obertament polític, sobretot en el cas del sirventesos que Riquer va estudiar àmpliament, també l'amor que canten els trobadors era definit a imatge i semblança de les relacions feudals entre un vassall i un senyor, mitjançant una terminologia que es perpetuarà com a expressió de l'amor en la lirica europea.
En molts aspectes, doncs, l'assaig de Riquer conserva una extraordinària vigència i continua resultant una primera introducció als trobadors amena i de gran utilitat. En alguns punts, concrets, però, la recerca que s'ha dut a terme des de 1974, complementa, matisa o en algunes ocasions, contradiu el seu discurs i aquí és on el volum de Massimo Bonafin hagués pogut estar, a més d'una molt bona notícia per al públic italià, una aportació d'abast més ampli. S'hi troba a faltar una actualització bibliogràfica més completa, amb criteris didàctics. Sense desvirtuar el discurs de Riquer, s'haurien pogut incloure, degudament senyalitzats, més precisions basades en aquests quaranta anys de recerca. És a dir, s'hauria d'haver dut una mica més enllà l'actualització que ja es proposava Bonafin. I, sobretot, en actualitzar la bibliografia (on d'altra banda es detecten algunes mancances importants), s'hauria hagut d'aprofitar per guiar el lector que s'acosta per primer cop a la lectura dels trobadors i proposar-li, en un format crític i raonat, els següents títols a consultar per als diversos aspectes que aquest volum enceta.

 
Medioevo Romanzo
Eum Redazione

di Stefano Asperti, volume XXXVI, VI della IV serie, fascicolo II - luglio - dicembre 2012, pp. 454-455

Il volume presenta in traduzione italiana, con aggiornamenti bibliografici del curatore, un classico degli studi trobadorici, l’Introduzione premessa da Martín de Riquer alla sua antologia Los trovadores del 1975. La struttura dell’Introduzione qui riedita è strettamente correlata alla concezione primitiva come parte di una grande antologia, nella quale le sezioni dedicate ai singoli sono introdotte da cappelli introduttivi, spesso densi e talora simili a brevi monografie, che determinano in primo luogo le coordinate storiche di massima relative all’autore in questione e che, considerate in sequenza, contribuiscono quantomeno ad abbozzare un disegno storico complessivo, legato pur sempre alle individualità sulle quali è concepito. Di conseguenza, la prospettiva storica manca invece quasi totalmente nell’Introduzione, dove prevalgono la presentazione oggettiva dei dati (p. es. il capitolo sui Canzonieri) e la descrizione delle forme (p. es. la Versificazione), con una certa propensione tipologica, avvertibile nella scelta di dedicare ampio spazio ai Trattatisti medievali di poetica, sia nei capitoli sui Generi (condizionati dal­la forma, dal contenuto o d’impostazione dialogica), sia ancora nell’ampio capitolo Poesia feudale, nel quale sono affrontati aspetti tematici e di contenuto che collegano for­temente, nell’impostazione di R., la lirica dei trovatori alla società nella quale si svi­luppò, alla sua cultura e mentalità. La differenza d’impianto è sensibile rispetto a sin­tesi sulla poesia dei trovatori dovute a singoli studiosi (penso ad esempio ai lavori di Mölk, Di Girolamo, Lazzerini), che privilegiano comunque la dimensione storico­cro­nologica; l’organizzazione risulta piú comparabile con le scelte che improntano alcuni volumi collettivi (Akehurst e Davis 1995; Gaunt e Kay 1999), dove peraltro singoli ca­pitoli ripercorrono le vicende di sviluppo della lirica provenzale, in chiave anche sinte­tica.
Messa in chiaro questa carenza sul versante storiografico, che dipende in larga misu­ra dalla sede originaria di pubblicazione, la presente resta comunque una validissima presentazione della lirica provenzale, che trova dei punti di forza in scelte precise com­piute da Riquer, in sintonia anche con i propri stessi indirizzi di storico della letteratura, ossia nella preponderanza accordata in ultima analisi all’informazione. Questa si orga­nizza, con esemplare limpidezza e leggerezza di stile, intorno a una serie di nuclei di dati essenziali per la conoscenza della produzione trobadorica (strutture metriche, te­matiche, lessicali, ecc.), che conservano ancora pienamente la loro validità ad alcuni de­cenni ormai dalla pubblicazione. Concepito come una Introduzione, il volumetto ne ha in effetti tutte le qualità, permettendo d’inserire facilmente, anche in chiave didattica, sviluppi piú recenti dell’interpretazione (dalla valorizzazione delle tradizioni mano­scritte, alle ricerche di tipo intertestuale, all’indagine sulla dimensione soggettiva e la spiritualità del tempo) su una base sicura di conoscenze, ovvero di riconsiderarle in chia­ve piú propriamente storica. Ciò anche grazie alle parti di aggiornamento bibliografico, «disposte sulla falsariga delle note originali» e intese a «mettere in condizione il lettore di rendersi conto delle piú importanti acquisizioni successive» (p. 14); volutamente non esaustive, esse sono peraltro di grande utilità e risultano pienamente funzionali all’ope­ra nel suo insieme, con la quale risultano assai ben integrate. Sviluppando un’indicazio­ne già presente in Los Trovadores, questa riedizione è completata infine da una ricca di­scografia, curata da Katia Boccanera.

 
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