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La colonia eritrea. La prima amministrazione coloniale italiana (1880 - 1912)

  • Autore Rosoni Isabella
  • Codice ISBN 88-6056-001-2
  • Linea Editoriale eum dir
  • Numero pagine 320
  • Formato 14x21
  • Anno 2006
  • Editore Eum
Il Mestiere di Storico
Eum Redazione

di Raffaele Romanelli, Recensioni, Il Mestiere di Storico, http://www.sissco.it/recensione-annale/isabella-rosoni-la-colonia-eritrea-la-prima-amministrazione-coloniale-italiana-1880-1912-2006/

Dopo un centinaio di pagine di inquadramento tematico e storiografico, il libro traccia la storia politica degli ordinamenti amministrativi che ressero la colonia Eritrea dal 1880, quando il governo della baia di Assab passò allo Stato italiano, fino alla nascita del Ministero delle Colonie che seguì la conquista della Libia. Fu una graduale gestazione di ordinamenti riguardanti le partizioni territoriali, i rapporti tra militari e civili, gli organi di governo e il personale, le varie amministrazioni di riferimento in patria, la codificazione, l'amministrazione della giustizia (e poiché tutto ciò è radicato nella morfologia territoriale ed etnica, nuoce molto l'assenza di mappe). Ordinamenti nati dai fatti dopo il ripiegamento della prima gestione militare ? quando con Adua fallì non solo la campagna militare, ma anche l'improvvisato progetto di colonizzazione dell'altipiano ? e che si assestarono senza visione strategica, né attrezzatura concettuale, né personale idoneo, sotto i governatorati del militare Oreste Baratieri (1892-1897), del letterato e politico Ferdinando Martini (1897-1907) e del diplomatico Giuseppe Salvago Raggi (1907-1915). Questa incerta perifericità del fatto coloniale riflette la sua estraneità al farsi delle strutture economiche o politiche italiane di quel periodo (non è così per quelle mentali, se è vero che il mito africano occupa un posto nell'immaginario nazionale, come conferma il libro di Michele Nani recensito in questo Annale). Da qui forse anche una perifericità storiografica che non deriva solo dal trauma fascista-etiopico, a cui in genere si addebita l'amnesia d'età repubblicana. Oggi gli storici delle istituzioni sono entrati con decisione nel settore (si veda qui la scheda su Oltremare di Aldo Mazzacane). Ma non sempre vale la regola dei late comers, che dal ritardo partono avvantaggiati. Questa puntuale disamina di atti amministrativi, carica di utili rinvii, colma una lacuna, ma non forza i limiti di una storiografia descrittiva e non propone nuove vie. Eppure gli elementi per farlo ci sarebbero, proprio a partire dal profilo istituzionale. La colonia appartiene allo Stato ma non è parte integrante di esso ? così la nota prima sistemazione di Santi Romano, che peraltro è posteriore a questo ciclo eritreo; non ha rilievo costituzionale né riconosce diritti politici; riguarda i governi e ben poco i parlamenti; è esperimento di una legislazione differenziale «semplificata» che frammenta e gerarchizza i soggetti di diritto e dà spazio ai «pratici» e alle loro pratiche, e soprattutto enfatizza la natura giudiziaria del governo ? come è proprio degli ordinamenti statuali premoderni ?, con una sistemazione del diritto indigeno consuetudinario qui giustamente segnalata come «invenzione del processo di codificazione coloniale» (p. 219). È un «modello italiano» che da un lato reclama di essere compreso in un più vasto quadro comparativo degli ordinamenti imperiali-coloniali, e dall'altro meriterebbe di essere analizzato calando il dato positivo nei terreni difficili delle pratiche.

 
Un massone che salvò l'Eritrea italiana
Eum Redazione

di Antonio Carioti, Corriere della Sera 21 settembre 2006

Centodieci anni fa l'avventura coloniale italiana in Africa sembrava agli sgoccioli.
Presso Adua, nel marzo 1896, le truppe del generale Oreste Baratieri erano state sbaragliate dai guerrieri etiopi del negus Menelik: circa seimila morti, quasi duemila prigionieri da riscattare a peso d'oro, una catastrofe. In patria le polemiche furono feroci.
Il capo del governo Francesco Crispi dovette uscire di scena, l'opposizione chiese l'abbandono dei possedimenti africani. Si avviarono trattative riservate per la cessione dell'Eritrea al re del Belgio Leopoldo II, mentre la città di Cassala veniva lasciata alla sfera d'influenza britannica.
Apparentemente non c'era futuro. E invece il nuovo governatore civile dell'Eritrea Ferdinando Martini, un ex ministro di estrazione massonica legato a Giuseppe Zanardelli, riuscì a raddrizzare la situazione. A elogiarne l'opera è la studiosa Isabella Rosoni, il cui saggio La Colonia Eritrea (Edizioni Università di Macerata pagine 318, € 20) spazia in un periodo storico di oltre trent'anni. Lavorando alacremente dal 1897 al 1907, Martini diede all'Eritrea ordinamenti definiti, servizi pubblici funzionanti, un embrione di sviluppo economico, una macchina amministrativa decente. Il tutto, sottolinea la Rosoni, con «pochi soldi», perché l'Italia dell'epoca non poteva certo permettersi grandi investimenti in Africa.
Si erano poste così le premesse per un'esperienza coloniale duratura, alla quale coloro che vi hanno preso parte continuano a sentirsi legati.
Se ne parlerà al prossimo raduno dell'Associazione nazionale reduci e rimpatriati d'Africa (Anrra), in programma a Como nei giorni 30 settembre e 1 ottobre (informazioni al numero 02.48013503). Un'occasione per ricordare vicende che la ricerca storica, come dimostra il lavoro della Rosoni, va riscoprendo con sempre maggiore interesse.

 
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